The Black Angels – Phosphene Blues

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
Settembre 2010 Blue Horizon www.theblackangels.com

Bad Vibrations

l fosfene del titolo del terzo album dei Black Angels è, in letteratura medica, un episodio di sensazioni di luminosità parcellizzata interna all’occhio. D’altronde anche la copertina, come al solito per la band texana, suggerisce un’illusione ottica piuttosto disturbante (che attraverso un oculato bassorilievo è possibile gustare anche tramite lettura braille). Questa ricerca sinestetica tipica della psichedelia anni 60-70, che coinvolge tutti i sensi cercando di farli miscelare ed eccitare l’un l’altro è un punto di partenza scontato ma necessario per introdurre l’approccio della band. Per ricollocare quel tipo di psichedelia oggi, non basta certo appiccicargli il prefisso neo- , soprattutto agli occhi di chi sostiene che, nel campo, anche gli Animal Collective siano retrogradi. E’ però proprio in questo sforzo che vorrei inquadrare le fatiche dei Black Angels ed in particolare di questo album che esce per la storica Blue Horizon che rivede la luce. Si tratta di una transizione importante per la band. Dal blues di marca Blue Cheers degli inizi, passando per i droni rancidi di Directions To See A Ghost, si approda ad una formula che pretende di andare in multiple direzioni, sfidando se stessi. Ancora più vintage dei precedenti, specificatamente cercando di recuperare la miracolosa leggerezza di anni ben lontani, ma allo stesso tempo disseminando tracce programmatiche ed estemporanee di anti-calligrafismo che da sole siano sufficienti ad allontanare qualsiasi rigurgito nostalgico, come improvvisi cambi di marcia, chitarre affilate quel tanto in più, mantra oltremodo sulfurei. Dettagli che colpiscono solo nella misura in cui sono fuori contesto quanto basta per ricacciare indietro qualsiasi puzza di muffa. Odore di marcio che, anziché mascherato, andrebbe secondo me cavalcato con l’attitudine malsana che i nostri dimostrano di padroneggiare a tratti. In realtà le idee in questo nuovo non sono moltissime, e son rese in modo un po’ piatto, preferendo come humus la psichedelia invecchiata peggio (13th Floor Elevator e The Doors) o slanci più beat (!?) rispetto ai riferimenti presi in precedenza (Velvet Underground o Spaceman 3) che avevano lasciato aperti ottimi squarci. Non mancano brani più vicini al mood messianico di “Directions”, come la prima traccia Bad Vibrations o l’ottima Entrance Song, ma non fanno che accentuare una certa mancanza di coraggio generale, e fa girare il tutto a vuoto in modo quasi irritante. Per dire: i fosfeni sono spesso un sintomo legato alle forti emicranie.