J Mascis – Several Shades Of Why

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15 marzo 2011 Hardly Art Records / Sub Pop jmascis.com

Is It Done

J Mascis è di nuovo sceso dal motore elettrico dei Dinosaur Jr. per scaraventarsi in quello ad aria dell’easy-folk  di una chitarra acustica, con la leggerezza intima di chi non ha più niente da dimostrare, ed è un piccolo mondo dove fa musica per il gusto di farlo, incastrando melodie in assoluta naturalezza al sole della West Coast. “Several Shades Of Why” è il frutto di registrazioni acustiche – per stemperare l’animo –  tra un tour e l’altro, una chitarra a sei corde, una voce vissuta e un bel gruppo di amici a trascinare il bel gusto “old America” che ha ispirato l’artista; brani inediti che fanno ponte ad una tenue e orgiastica colorazione verdastra tipica degli strumenti  accarezzati all’interno di un clima ora teso ora soffice, a cavallo tra le impenetrabilità Younghiane “Can I”, il folk vaporoso di Mildlake, John Grant “Several Shades Of Wy” e il contrappunto dreamer dei Band of Horses “Very Nervous And Love”, con tutta quella “perfetta imperfezione” looner tratteggiata da Dobro stereo e filigrane di Theremin che equilibriano il senso piegato della tristezza.

Ecco gli amici di questa avventura; Ben Bridwell (Band Of Horses), Matt Valentine (The Golden Road), Pall Jenkins (Black Heart Procession), Kurt Vile e Sophie Trudeau (A Silver Mount Zion), Kevin Drew (Broken Social Scene), ed infine Suzanne Thorpe (Wounded Knees), un insieme di voci, controvoci,  steel guitar, cembali, sonagli e violini che estetizzano l’energia rilassante e circolare delle tante affinità elettive che si tuffano, riemergono e si rituffano in questa piccola esaltazione di eleganza rurale.

“It Is Done” pare avere un debito da risarcire con Adam Duritz (Counting Crows), ma se si dovessero contare le apparenze nel campo minato del folkner tutti sarebbero vetrofanie di qualcun altro, sempre si faticherà – come del resto negli altri versanti della musica –  a scoprire quali siano “le rivisitazioni” e quali le “purezze e castità”, e allora un carpe diem e loud a questa l’offensiva acustica del canuto e intatto  – tricologicamente parlando –  Mascis, alla prolissità di poesia che ama sciorinare come una messianica esigenza del suo animo, della personale “grey side” che vive all’ombra delle sagome amperiche dei Dinosaur Jr.

Dieci piste assolate, dieci ballate oscure che corrono attraverso gli sterrati dell’America di provincia, dove incrociano – da lontano-  lo Springsteen ambivalente come valore aggiunto di un piccolo miracolo di gusto, trasporto ed equilibrio, perfetto per la vostra collezione di valore.