Panic! At The Disco – Vices & Virtues

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29 Marzo 2011 Atlantic Records Panicatthedisco.com

Let’s Kill Tonight

Quello che viene fuori dall’ascolto di questa terza prova per i P!ATD è la convinzione che questa sia ormai una band azzoppata, sciancata come un cavallo da corsa, che con la zampa rotta ha perso ragione di esistere, assieme alle future promesse di vittoria.

Partiti in formazione a quattro, ormai sono rimasti solamente batterista e cantante in questo album, Vices & Virtues: non me ne vogliamo i fan della band ma deve essere davvero tosta perdere il compositore principale dei brani (l’ex chitarrista Ryan Ross appunto) e dover raffazzonare daccapo una carriera che era partita con il botto e che a diciotto anni appena compiuti li aveva resi famosi tanto quanto i colleghi più anziani Fall Out Boy (che al tempo li scoprirono facendoli firmare per la loro etichetta) e tanto quanto i più bravi My Chemical Romance.

Nel tempo avevano anche dimostrato una certa audacia nel buttare al secchio il quasi completo secondo album, riscrivendolo totalmente per poi uscire con Pretty. Odd., un lavoro di ispirazione beatlesiana che sembrava un grande passo avanti per una band dai ritmi frenetici e con il pallino per i synth dai suoni discutibili.

In sostanza quello che rimane adesso dei P!ATD è la parte più smaccatamente commerciale e se vogliamo dirla tutta, meno ispirata: la perdita di chitarra e basso pesa non solo sulla scrittura dei brani, ma anche nel gusto per gli arrangiamenti, per cui sembra che tutto vada col pilota automatico. Niente sorprese, sound molto più radiofonico (nel senso cattivo del termine), niente particolarità di sorta: praticamente un disco eseguito da turnisti che ci mettono le mani ma non l’anima, e quindi presenta canzoni prive di sentimento (che è praticamente il contrario dell’attitudine emo).

Unici momenti che reggono la prova dell’ascolto in questo album sono The Ballad Of Mona Lisa, non a caso primo singolo, Trade Mistakes che presenta il miglior arrangiamento (o perlomeno il più azzeccato e con la miglior performance vocale) ed infine Let’s Kill Tonight. che si avvicina molto al loro stile primigenio di A Fever You Can’t Sweat Out.

Tutto il resto invece rimane solo come un perfetto sottofondo da supermercato.