Obits – Moody, standard and poor

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1 Aprile 2011 Sub Pop Obitsurl.com

Shift Operator

O come Obits, ma anche O come Occasione in parte mancata. In questo secondo disco il gruppo di Brooklin fornisce tante conferme: sanno creare pezzi con un gran bel tiro (l’iniziale You gotta lose, Killer e No fly list), sanno miscelare garage rock e post punk in modo interessante (I want results, Everything looks better in the sun e Naked to the world), sanno sfruttare bene le linee melodiche (Shift operator e Spot the pikey) e le dissonanze (I blame myself).

La band si conferma capace di rifarsi a una marea di gruppi anche molto diversi tra di loro (iniziate pure voi a divertirvi con il name dropping) e sottolinea come in 35 minuti sia difficile essere originali e per risultare brillanti ci vuole ben altro.

Gli Obits confermano che è difficile avere un suono proprio ma loro ci sono andati vicino creandone uno piuttosto brutto. Che siano le scelte nelle distorsioni e negli effetti, le qualità della registrazione o del mixaggio questo “Moody, standard and poor” non suona bene come dovrebbe.

Confermano che la Sub Pop ha un ottimo fiuto per scegliere gruppi peculiari (conoscendo anche il background dei musicisti in questione) ma a volte nel marasma generale la qualità lascia a desiderare.

Meglio di tante altre nuove uscite degli ultimi anni, ma non ancora abbastanza.