Who Made Who – Knee Deep

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:
25 aprile 2011 kompakt.fm WhoMadeWho.dk

Every Minute Alone

Forse sarò provinciale ma, non so voi,  io quando penso alla gente dei paesi scandinavi penso a gente compita, seria, con poco o nullo senso dell’umorismo, e di certo non ce li vedo in discoteca a prodursi in danze alla Tony Manero. Tutto questo per dire che se nei precedenti lavori questi ragazzotti danesi, pur sfornando prodotti in una confezione nordica, sono riusciti a mischiare con successo stili e attitudini non propriamente associabili alle loro terre, dal funk alla new wave fino all’indie pop, ora invece tornano ad essere più nordici.

Con Knee Deep, la loro ultima fatica,  i Whomadewho invertono la rotta, esplorando territori foschi e sonorità differenti, aumentando di gran lunga la presenza di strumentazione elettronica nelle loro composizioni.

Si parte con there’s an answer, che si dipana nei terreni vischiosi di un’elettronica oscura, fatta di beat  cupi e ragnatele di synth, mentre nella successiva every minute alone invece inizialmente si respira aria di Depeche Mode, che con l’evolversi del brano viene contaminata da beat e sonorità più techno.
I tre danesi però non rinunciano alla loro vena più dance-ereccia e con All that i am si inizia a intrasentire un po’ di groove, ma con dei beat ancora molto contenuti; è solo il preludio alle seguenti Musketeer, Nothing has changed e Two feet off ground. Se i primi due magari vi faranno solo battere il piedino e ondeggiare il collo a mò di gallo, la terza riuscirà a risvegliare l’animale da discoteca che è in voi, per quanto dormiente sia. Soprattutto qui emergono le abilità di alchimisti della band, che dosano con sapienza e grande abilità dance e dark, forgiando un pezzo che suona quasi come se fosse dei Chemical Brothers con i vocal di Ian Curtis.

Nei pezzi finali ci si allontana dalle dancefloor, e le ricette dei Whomadewho si fanno decisamente più interessanti, come in Checkers, dove il pezzo parte con un vocal dal sapore dream pop sostenuto da un basso massiccio e beat techno, con qualche chitarra a fare da contorno, arriva a un intermezzo quasi psichedelico per poi ritornare là dove si era partiti.
L’ultima We’re alive, it’s a miracle, infine, sembra concepita dall’alterego berlinese di David Byrne periodo Talking Heads. Insomma, i Whomadewho ci sanno fare, hanno una grande cultura musicale e talento nella composizione, e con questo disco si apprestano a lasciare un’impronta indelebile nel mondo dell’elettronica.

E se non lo faranno adesso, sicuramente tra dieci anni qualche eminente critico avrà la pensata di “rivalutare” questo gioiellino…