Giorgio Canali & Rossofuoco – Rojo

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26 Agosto 2011 LaTempesta myspace.com/giorgiocanali

Carmagnola #3

E sì che pure i CSI “non ci sono più da un bel po’”…ma fino a quando resterà un Giorgio Canali a tenere alta la bandiera non c’è motivo di farsi prendere dalla nostalgia.  Anzi, è stato proprio il suo ultimo disco a ricordarceli, in almeno un paio di passaggi: nel testo di Regola#1 (“…via al televoto e ciò che deve accadere accada”) e nel riff di Carmagnola #3 che, a proposito, è efficacissima nello sputtanare le manifestazioni della sinistra ‘responsabile’ – bersaglio, quest’ultimo, che fa da filo conduttore a tutto quanto l’LP.

Il resto del vocabolario canalico si compone del solito parco di citazioni (alcune a mo’ di omaggio, altre ‘a sfregio’, dipende dal citato) e di quei tre/ quattro riferimenti alla storia della musica che il titolare tiene particolarmente cari. In ‘Rojo’ ha avuto la meglio l’amore per il combat folk, chitarra acustica e armonica a bocca: una ballata come La solita tempesta avrebbero potuto tranquillamente cantarla Fiorella Mannoia e Luciano Ligabue, se fossero ancora vivi. Invece a dividere il microfono con Giorgio qui c’è l’attrice Angela Baraldi, di recente già al suo fianco per un recital su repertorio Joy Division e subito dopo con un altro ex componente del Consorzio – Massimo Zamboni – per ripercorrere la sua carriera a ritroso nel recente tour ‘Dai Cccp all’estinzione‘.

Com’è che anche questo disco, alimentatosi del passato del suo autore come del passato tout court, non finisca per essere un plasticoso revival è presto detto. I brani di Canali continuano a essere il miglior commento sonoro possibile ai nostri giorni: questi o quelli di due, quattro, dieci, venti anni fa. A riascoltarli uno dopo l’altro, gli album dei Rossofuoco si farebbe quasi fatica a distinguerli: ma se in tanto tempo la musica ‘non è cambiata’ non possiamo certo farne una colpa a loro.

  • Mi diverte il fatto che con Canali siano tutti molto indulgenti, quando lui invece non lo è affatto.

  • grande Canali, a me piace da morire.