Border Community Showcase @ Lanificio159 – Roma, 15/03/2012

Attitudine e Visual: Lo scorso 15 marzo l’edificio elettronico eretto dal talentuoso menestrello di bit James Holden, e costruito nel 2003 con la pubblicazione del suo singolo A Break in the Clouds, ha posto le sue “artificiali” fondamenta  presso il Lanificio159 di Roma. La Border Community è stata così trasportata sul palco del locale romano per uno showcase che è riuscito a fondere tutte le anime e le sonorità care alla label capitanata, anche in questa occasione, dalle invisibili mani del genio ritmico di Holden. Ad aprire queste costruzioni digitali al pubblico del Lanificio è stata Kate Wax, nome d’arte e alter ego della svizzera Aisha Devi Enz, che ha riproposto in sede live i brani del suo ultimo album Dust Collision letteralmente attraversata da flussi di luce, fasci di neon colorati e visual grafici. Pervasa da un candore quasi impercettibile la Wax lascia il segno anche e soprattutto attraverso la potenza vocale in grado di dominare sulle sonorità minimal e oscure da lei stessa proposte. Segue la compiutezza dinamica dell’esibizione dell’inglese Luke Abbott, vivace, limpida e piena di gradazioni elettroniche convincenti e coinvolgenti. Il finale è affidato alla potente macchina sonora scaturita dal Dj set di James Holden, piccolo omino tra laptop, consolle e sintetismi, che sorride e accompagna la sua performance con una maestria che non ha pari, tra atmosfere da club e incroci ritmici più aggressivi. Holden spazia come al solito tra house, electro, ambient, minimal e techno senza mai disdegnare la componente “melodica” e i pezzi che fanno ballare, offrendo al pubblico del Lanificio uno spettacolo davvero travolgente.

Audio: Sommesso e ben calibrato durante l’esibizione di Kate Wax, anche per dare risalto alla sua voce limpida e cristallina, potente e vigoroso con l’elettronica di Lucke Abbott, roboante ed esplosivo in presenza del sound da dj set di James Holden.

Setlist: Una immensa e trascinante corrente di raffiche in codice binario densa e fitta, dai contorni indefiniti e “infiniti”.

Pubblico: Non molto numeroso, ma sicuramente soddisfattissimo dello spettacolo.

Locura: Le richieste “colorite” di quel pubblico non ancora pago della serata che, alle cinque di mattina,  reclama con insistenza ulteriori ventate elettroniche di James Holden.

Momento migliore: La performance di James Holden su tutti. Un dj set come pochi, capace di far ballare i presenti fino a mattina inoltrata, immersi in atmosfere irreali e rapiti da un sound che ha lasciato difficilmente indifferenti.

Conclusioni: Una lunga notte in balia delle sonorità più interessanti e originali della Border Community con un James Holden deus ex machina di una contaminazione matematica pregna di note, immagini,  numeri ed elettronica.