Django Django – Django Django

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Vorrei vivere in un film di Wes Anderson: inquadrature simmetriche e poi partono i Django Django (plagiando I Cani).

I Django Django segnano il loro esordio mettendo a punto una combinazione stilistica molto varia ma che inaspettatamente suona equilibrata e piacevole. Melodie arabeggianti (nonostante siano londinesi), chitarre dall’overdrive western con il gain settato nostalgicamente su “anni sessanta”, elettronica moderata e giocosa, ed elementi folk che confluiscono allegramente lungo tutto il disco. Penso che nessuna copertina sia stata mai più azzeccata di questa: sullo sfondo, un immenso deserto, in secondo piano una colorata semicirconferenza psichedelica e in primo piano un qualcosa di indefinibile. E cosi è la loro musica!

Preceduto da due Ep (Waveforms e Default) questo disco sembrerebbe a primo impatto un ripescaggio indefinito e caotico, però non c’è da stupirsi se le vocette molleggianti di Default, alla Animal Collective, ti entrano in testa mentre tutte le mattine ti svegli e ti metti a fare rumori tipo bee e bop con la bocca.

All’inizio ho citato Wes Anderson, e non è un caso. Appena ho sentito Life’s a Beach me la sono immaginata sulle assurde scene a rallenty de Il treno per il Darjeeling; tipo quando Adrien Brody e Bill Murray inseguono il treno in partenza con in sottofondo i Kinks.

Toccando i vivaci Zun Zun Egui, orientaleggiando i Fleet Foxes e giocando, non poco, con i Talking Heads, i Django Django firmano un’opera, o meglio, un tripudio di colori, che, come già detto dalla stampa britannica, segna un ottimo punto di partenza; forse eccessivamente prolisso in alcuni momenti, come in Zumm Zumm o in Wor, ma che conquista, più o meno subito. Un disco colorito quanto le insegne luminose a led rosa dei locali a luci rosse sotto ketamina…  che stupisce per l’originalità in un primo momento, soprattutto in quanto opera prima, ma che se si ripeterà in futuro, potrà stancare, la prova del secondo disco dirà molto sul valore effettivo del gruppo londinese.

Intanto, comunque, Brian Wilson e Brian Eno applaudono, Wes Anderson prende nota, e io, in quest’estate in arrivo, ogni volta che prenderò un’aranciata buttandoci dentro quattro-cinque cubetti di ghiaccio penserò a due cose: ai cieli strumentali del Cairo (Skies Over Cairo), e al Darjeeling, due posti parecchio lontani  ma che nell’immaginario dei Django Django si trovano a più o meno dieci metri.

Ne sentiremo parlare, eccome, in quest’estate… un ottimo esordio.