Intervista a Giulio Ragno Favero: “Le nicchie non mi interessano…”

Produttore, polistrumentista, fonico: Giulio Ragno Favero è un veterano della scena italiana e sono davvero in pochi a poter vantare un curriculum impressionante e variegato quanto il suo. Alla lista si aggiunge solo di recente un elemento che finora è mancato, l’esperienza solista. Di OFF MUZIEK al momento si sa davvero poco, così abbiamo chiesto a Giulio di darci qualche delucidazione su questo nuovo progetto.

Si potrebbe passare parecchio tempo ad elencare tutti i progetti in cui sei stato coinvolto finora, eppure OFF MUZIEK si rivela solo adesso. Come mai?
Sono almeno 5 anni che ci penso, ma non sono mai riuscito a mettere in ordine le idee…non che ora sia messo meglio, ma ho deciso di fare il passo, e di dedicare un po’ di tempo anche a me stesso. Per ogni disco scritto con altri progetti ci sono almeno dieci idee scartate, per cui mi é venuta voglia di fare un po’ d’ordine, e di espormi in prima persona. diciamo che i tempi sono maturi, e che non ho più spazio nell’hardisk…

Quand’è stato il momento in cui hai sentito il bisogno di uno sbocco creativo che fosse esclusivamente tuo?
Mi sa che ho già risposto qui sopra. Di sicuro il remix del brano di Marina Rei mi ha dato definitivamente la spinta…anche perché non capita tutti i giorni di poter metter mano a voci simili. Gli altri brani caricati su SoundCloud sono gli altri 2 remix che ho fatto molti anni fa, e in questi giorni è stato pubblicato un remix di VOV per XL di Repubblica, il progetto parallelo di Davide Arneodo dei Marlene Kuntz.

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A giudicare da ciò che è stato rilasciato al momento, OFF MUZIEK presenta sonorità molto diverse da quelle delle band più acclamate di cui fai parte. C’è una fetta di pubblico in particolare che credi possa essere più recettiva a questo progetto? Come credi possa essere ricevuto da chi è già fan dei One Dimensional Man e del Teatro Degli Orrori?
Ti dico la verità che non ho mai pensato di dover seguire una sorta di filo logico nelle mie composizioni. Non scrivo musica per un pubblico determinato, ma per me stesso, per un’urgenza espressiva. Se devo essere sincero, non mi sono mai posto questo problema nei miei ascolti: mi piace di tutto, ascolto di tutto. Le nicchie non mi interessano, non mi sono mai interessate…se i fan de Il Teatro non apprezzeranno, me ne farò una ragione.

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Da quello che dichiari sul tuo profilo SoundCloud sembri avere un’idea ben precisa di quale sia la tua strumentazione ideale, soprattutto in fatto di produzione. Il lavoro solista rifletterà la tua predilezione per l’analogico o sarà una sintesi delle esperienze fatte fino a questo momento?
Off Muziek è un progetto di musica elettronica, o comunque un ambito in cui la sintetizzazione del suono la fa da padrona. Non dico che non ci sarà nulla di “classicamente” analogico, ma di sicuro non avrò un approccio “rock” al disco. Mi interessa affrontare altri campi, e mi piacciono le possibilità che le tecnologie attuali danno alla musica, e alla sua eventuale evoluzione. Non sono più un ortodosso dell’analogico: penso che si debba stare attenti ai limiti che ci si pone, spesso dettati da ignoranza o malinformazione, o semplicemente da convinzioni campate più o meno in aria. Credo che un buon fonico e un buon produttore debbano avere la possibilità di spaziare il più possibile in quello che è l’universo del suono, e per far ciò non si può scegliere di preferire una cosa rispetto ad un’altra solo perché ha alcune caratteristiche più o meno peculiari. Di sicuro per fare musica elettronica non si può lavorare solo in digitale: se si vuole un certo suono, convertitori e outboard di qualità sono indispensabili.

Uno dei tre pezzi che è possibile ascoltare al momento è un remix. Ce ne sono altri in lavorazione? La reinterpretazione di brani di altri artisti coprirà un ruolo importante in questo progetto?
Sono tutti remix per ora… E’ un cosa che mi piace molto rimaneggiare e riarrangiare brani altrui. Soprattutto se ho la possibilità di snaturarli completamente. Quello che mi piace anche è sentire che in qualche modo, dal remix di Jelly Bean dei Red Worms Farm del 2004 a quello di Biancaneve dei Vov, uscito la settimana scorsa, riconosco un’idea di suono che sembra immutata nonostante io sia indubbiamente invecchiato, e abbia ascoltato fiumi di musica. Credo sia in un qualche modo una cosa importante, perché di base, non mi interessa stupire un’audience con un disco incredibile, nuovo, con suoni pazzeschi. Mi interesserà di più scrivere buone canzoni, in chiave elettronica.

C’è in cantiere qualche collaborazione, o comunque ci sono artisti a cui vorresti chiedere di collaborare? ­ Possiamo aspettarci nei prossimi tempi l’annuncio di una release vera e propria?
I tempi per l’annuncio di una pubblicazione sono ancora lontani, di sicuro con l’anno nuovo – tra un impegno e l’altro – scriverò il disco. Mi piacerebbe fare una cosa particolare, coinvolgendo persone lontane dal mondo della musica elettronica, ma vicine al cuore della gente con le loro parole. Ho delle pretese incredibili, che confesserò solo dopo che il disco sarà uscito, perché a dirle ora mi si darebbe del pazzo. Aggettivo che in parte mi descrive abbastanza bene…