Le Guess Who? FUZZBOX – 2 Dicembre 2012 @ Utrecht (NL)

Domenica 2 dicembre siamo stati al Tivoli Club di Utrecht per la giornata conclusiva de Le Guess Who? Festival: una miscela esplosiva di garage, punk, soul e rock’n’roll imbottigliata con etichetta Fuzzbox. Il locale è situato in un  edificio a due piani sul canale Oudegracht dove gli studenti affollano pub e ristoranti a lume di candele sul fiume.

Line Up : spalmati su tre diversi stage, ma mai sovrapposti l’uno all’altro si esibiscono dal primo pomeriggio in avanti:Brat Farrer, Jacco Gardner, Acid Baby Jesus, XRay Eyeballs, The Feeling Of Love, Allah-Las, Fidlar, Nick Waterhouse, Paul Collins Beat, White Fence, Night Beats e Ty Segall. La maggior parte degli artisti presentano l’album d’esordio in attesa di uscita o fresco di stampa.

Attitudine e Visual: la sala principale ospita due dei tre palchi, il main stage e una grezza pedana laterale. L’ambiente è scuro, sobrio e minimale sicché spiccano ai lati del palco i due giganteschi punti interrogativi bianchi. Le luci illuminano di rado gli artisti, più spesso si perdono nei fumi artificiali creando un’atmosfera calda e avvolgente godibile anche dalla maestosa balconata che percorre il perimetro delle mura.

Audio: le casse del main stage sono appese a grappolo al soffitto e altre ancora accatastate sopra i subwoofer ai lati del palco, questa soluzione permette un’ottima diffusione del suono in tutto il locale ad eccezione  delle prime file dove i bassi talvolta soffocano voci e medie frequenze.

Momento Migliore: nel corso dell’anno White Fence ha prodotto oltre ottanta tracce alcune delle quali confusamente confezionate e sovrapposte tra jingle-jangle spensierati e repentini cambiamenti d’intensità nei due volumi stampati per la Woodsist Records. Al fianco dei Family Perfume nelle performances dal vivo svanisce l’effetto lo-fi delle incisioni su registratore a quattro piste e il suono acquista vigore e intensità. Tim Paisley (WF) ignora le rigide tempistiche del festival e si protrae in un lungo amplesso con la propria chitarra portando all’orgasmo tutti i presenti.
Atmosfera diametralmente opposta, ma ugualmente efficace per il live di Jacco Gardner che si esibisce con la sua band nella sala al piano superiore. Centinaia di lampadine soffuse alternate a piccole sfere stroboscopiche sospese in aria creano una cornice intima e perfetta per il pop barocco e onirico dell’artista di casa. Dall’insieme della strumentazione rigorosamente vintage nasce un suono che mescola gli Zombies, i Pink Floyd di Syd Barrett e le armonie vocali dei Beach Boys imprigionate nella melodia snervante di un vecchio carillon.

Pubblico: età compresa tra i 20 e i 40 anni, l’affluenza è buona fin dall’apertura e in serata, una volta terminati i concerti nelle altre location cittadine, il locale si riempie fino al tutto esaurito. Il pubblico segue spesso le esibizioni con una birra in mano; i giovani skaters compaiono al primo lancio di birra dei Fidlar (Cheap Beer) e il pogo decisamente selvaggio da lì prosegue per i live di White Fence, Night Beats e Ty Segall.

Locura:Night Beats salgono sul piccolo stage laterale lividi in volto e anestetizzati come cavalli. All’attacco di Puppet On A String il pubblico si addensa in un vortice psicotico e violento ai piedi del palco. Tarek Wegner sale con la propria chitarra sulla cassa monitor che, sorretta da un treppiedi, ondeggia ubriaca fino alla fine del pezzo . Seguono 45 minuti di caos.

Conclusioni: Difficile raccontare in poche righe il clima e la dimensione di questa rassega; gli artisti, terminato lo show, si mescolano col pubblico che a sua volta siede sul palco per seguire le altre esibizioni. Lo Spiegelbar al piano superiore si trasforma di sera in un florido mercato del disco; la perfetta macchina organizzativa osserva e rimane nell’ombra senza disturbare a dimostrazione che la cordialità e la dimensione umana di un festival hanno la stessa  importanza dei nomi sul cartellone. Juicht toe!