Bianco – Storia del Futuro

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Bianco è il suo nome, proprio come il suo candore nel cantare, e come bianca è la balena sulla copertina del suo secondo album. A un anno e mezzo dall’uscita di Nostalgina, Storia del futuro salta a pie’ pari l’ostacolo del secondo album, e si conferma cantautore da non perdere di vista tra le proposte della scuderia INRI.

Alcuni tratti un po’ accorati di Nostalgina si perdono ([…] Sarebbe un sogno mantenere un figlio con il rock/ avere una famiglia sana ed uno stereo/ vivere in un mondo magico, con Marco Carta benzinaio e in classifica Josh Homme […]) per andare verso un rock-pop che respira più vitalità; passano dal filtro l’amore, l’elegante Torino e un giustificato scetticismo. Quotidianità e mondo minimale non mancano all’appello – come del resto nella scena italiana in generale, dove sono presenti all’inverosimile – ma l’approccio diretto di questo giovane torinese mostra le cose in maniera schietta. Lo stesso incipit del disco “La verità è che non ne vale la pena/ svuotarsi il cuore e spaccarsi la schiena/ per gente delusa che riesce soltanto a non chiedere scusa mai” va dritto al cuore e allo spirito del lavoro: un album onesto e capace di osservare la realtà. Un bel passo avanti, dunque, che trova volontà e focus più mirati.

Diverse poi sono le collaborazioni che arricchiscono la tracklist: oltre a quella con Davide Pavanello dei Linea 77 – aka AntiAnti – un piccolo collettivo di ben sedici musicisti si è raccolto attorno a Bianco, tra cui Tommaso Cerasuolo (Perturbazione), Gionata Mirai (Il Teatro degli Orrori), Mr. T-Bone (Africa Unite, Bluebeaters) e Peter Truffa (Bluebeaters). Con una strumentazione che annovera banjo, batteria, drum machine, contrabbasso, pianoforte, synth, sax, tromba, trombone, violoncello e timpani e che va ben oltre i pochi accordi dell’impalcatura di Nostalgina, il disco è variegato ma vanta anche tanta coordinazione, con rock-pop e cantautorato che si alternano in autonomia, creando un collage di pezzi davvero interessante. Da non perdere assolutamente il lunare arrangiamento di piano e violoncello su JPG (Jean Paul Gaultier), e Fulminato, dove i fiati sono i veri protagonisti. Si percepisce ben distinta la firma di Bianco, che anche in questo disco gioca con le parole: le unisce per creare strane, irreali suggestioni, a volte di concetti lontani e non conciliabili – come con la stessa title track Storia del Futuro – a volte creando  “cocktail di tristezza” (Nostalgina), oppure suscitando un sorriso (La Notte Porta Conigli).

Il giovane cantautore sembra quindi aver imboccato un sentiero deciso: sa ben restituire in musica quello che raccoglie dalla realtà, senza bisogno di essere un virtuoso delle sei corde, cosa che sembra non preoccupare nè lui, nè i musicisti che gli danno supporto e credono nel suo progetto musicale. Dunque, per Bianco, dischi homemade, dal gusto retro nella forma e nello spirito: sta un po’ forse a ricordare a tutti che un sogno può essere raggiunto con tanta buona volontà?