Balmorhea @ Init Club [Roma, 25/03/2013]

Attitudine e Visual: Dal Texas all’Init, lungo pianure ritmiche sterminate e altipiani melodici iridescenti, il bacino sonoro dei Balmorhea irradia di luce opaca ed elegante e di chiaroscuri raffinati il palco, cavalcando dolcemente gli strumenti con una pacatezza di suono e stile mai invasiva eppure totalmente incisiva e avvolgente. Rob Low, Michael Muller, Aisha Burns, Travis Chapman, Dylan Rieck e Kendall Clark sono le sagome affascinanti di un sogno concreto che durante il live si fa materia prima di una fusione di anime musicali forti e morbide al contempo attraverso l’amalgama perfetto di chitarre, banjo, batteria, piano, violino, violoncello e contrabbasso. Il coinvolgimento diviene quasi ambientale e la perfetta alchimia dei sei sul palco, che si muovono spesso cambiando repentinamente gli strumenti, è completa e si sprigiona nella sublimazione delle sensazioni condivise con il pubblico e nella misura estatica dell’intensità dell’esecuzione.

Audio: Inizialmente le note si sentono molto basse ma dopo pochissimi secondi il suono si percepisce subito meglio. Nel complesso le armonie melodiche arrivano in tutta la loro intima pienezza, tutte le sfumature strumentali vengono distribuite tra loro in modo uniforme e dei brani giunge ogni singola e impercettibile modulazione.

Setlist: I Balmorhea dipingono sul palco numerosi affreschi musicali che raccolgono buona parte della loro discografia. Non mancano pezzi dell’ultimo album Stranger che raggiungono il culmine con le note di Jubi e Pyrakantha. Ci si immerge inoltre nella visione live di Clamor e di alcuni brani tratti da All Is Wild All Is Silent come la splendida Settler, Cohaulia e Night In The Draw e di altri da Rivers Arms (The Winter) e Constellations (Bowsprit).

Momento migliore: L’esplosione calda e delicata delle note di Settler e tutto il live pregno di luci e ombre, vuoti e pieni da viversi quasi come se fosse un unico, lungo e intero istante interiore.

Pubblico: Molto numeroso anche rispetto alle precedenti date a Roma del gruppo. Alcuni dei presenti erano davvero interessati al concerto, molti infatti alla fine del live hanno comprato raffiche di vinili al banchetto, altri in prossimità dell’uscita e del bar erano invece più propensi al chiacchiericcio.

Locura: Un concerto così profondo e dalle vibrazioni soffuse e intime che non consente certo momenti di locura.

Conclusioni: I Balmorhea dal vivo emozionano per la loro semplice compostezza scenica, per la naturalezza nell’esecuzione cristallina e perfetta e per il trasporto che infondono ai presenti. La poetica pura del suono si nutre così del silenzio per lasciare spazio alla penombra elegiaca dei sensi.

LEGGI L’INTERVISTA AI BALMORHEA