Gli Illuminati: messe-fuzztroniche col distorsore a palla.

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Gli Illuminati? No, non quelli col compassino e l’occhio che tutto vede, maledette keyword di google! Quegli altri, quelli che prendono la chitarra elettrica e ci invitano tutti in oratorio per un momento di raccoglimento (dopo un mottarello e una partita a biliardino, niente scherzi oh). Quei matti lì insomma. L’appassionato/collezionista di vinili, modernismi & derivati che scorgo tra di voi li conosce bene, o quantomeno ne ha sentito parlare. Per gli altri la questione si riduce spesso a un sospettoso sgomento, occhi sgranati, goffo imbarazzo e a una letale domanda ammazza-conversazione: “Ma che è? Christian rock”? – No, non è christian rock per la miseria! Mangia il mottarello, su dai.

Se sono riuscito a incuriosirvi (come avrei dovuto) sarete lieti di sapere che mi sono sparato per voi una lunga e piacevole conversazione con una delle menti a capo de Gli Illuminati, nonché chitarra e vice-cantante della band, il mitico, solo e unico Tiziano Tarli. E adesso vi spiegherà tutto per filo e per segno. Va bene? Siete contenti? Sia lodato Gesù Cristo.

gli-illuminatiAscolta, Tiz, per prima cosa vorrei fare un po’ di mitologia, nel senso, quando è nato il complesso degli Illuminati, sai quelle cose da biografia.
Beh, dentro di noi gli illuminati ci sono sempre stati, in un angolino della nostra coscienza c’era quella che vocina che ci cantava gli alleluia e i gloria al padre… e poi c’è una sala prove fumosa dietro il Colosseo dove una quindicina di anni fa provavo con la mia band, e fui richiamato dall’odore acre dell’incenso… dal suono dell’organo e dalle chitarre riverberate…

Ma il mio primo incontro con Pierpaolo, quello che poi sarebbe diventato il cantante degli Illuminati, è avvenuto in realtà molto tempo prima. Noi siamo entrambi ascolani, lui mi incontrò di notte che scaricavo strumenti musicali da una macchina, si avvicinò e attaccammo bottone, mi chiese incuriosito che genere di musica suonassi, io avevo 16 anni, i capelli molto lunghi, giacchetta di renna, jeans a zampa e chelsea boots; il pomeriggio dopo ero a casa sua ad ascoltare Seeds, 13th Floor Elevators, Electric Prunes, Count Five ecc ecc. Da quel giorno ci siamo sempre più o meno frequentati, cene, dischi, musica insomma, lui era il cantante degli Ufo Diktators e io ero nei “Macchinanti”.

Beh tornando a quella saletta sotterranea (che per chi è di Roma era l’Alien), mi invitò dentro e mi fece ascoltare “Gloria” dei Barrittas: stava cercando di mettere su un complesso di messe beat e rimasi estremamente colpito da quello che ascoltai, soprattutto per il testo della canzone. La cosa poi finì lì. Passano gli anni ed io mi sto laureando in Storia Contemporanea con una tesi sui ’60 Italiani, che sarebbe poi diventata l’ossatura del libro Beat Italiano che ho pubblicato con Castelvecchi. Insomma mi ricordavo delle messe beat ascoltate quel giorno e chiesi a Pierpaolo di farmi una cassetta con i pezzi migliori, perché volevo parlarne nella tesi, nell’ambito del concilio Vaticano II e roba simile. Arriva capodanno, siamo in una casa di montagna tutti belli alticci e festanti ed io metto sulla piastra la cassettina. Reazioni: ilarità, sconcerto, sorpresa, genuflessioni, mani giunte, occhi al cielo, imprecazioni….ed un ragazzo che senza pensarci parte dritto verso lo stereo, stoppa il nastro, lo prende e lo brucia nel caminetto!!!!

Ti dico che a quel punto ho flashato e mi sono detto “se questa è la reazione, devo fare la band degli illuminati!”. E chi potevo chiamare alla voce se non padre Pierpaolo! Quando glielo chiesi mi rispose biblicamente 7 volte 7 sì. Per quanto riguarda la sezione ritmica mi rivolsi invece a Emanuele Sterbini e Alessandro Palermo, rispettivamente basso e batteria della mia formazione rock The Sweepers. Gli Illuminati nascono così.

traffic_06_2008L’idea di vestirvi da preti è venuta subito?
Sì, sinceramente sì. I gruppi beat in effetti avevano sempre una sorta di divisa. Io e il bassista siamo entrati in un negozio di abiti talari, tra suorine e sacerdoti a scegliere la nostra divisa pensando che ci avrebbero cacciato a calci se non peggio, ed invece senza nessuna domanda ci hanno dato le nostre belle camicie, io e Sterbus (Emanuele Sterbini, il bassista nda) rimanemmo stupiti…

Avranno pensato foste dei giovani sacerdoti
Sterbus sicuro! Tra l’altro gli hanno fatto spesso delle foto credendo fosse un giovane prete.

Ricordo al Festival Beat di Salsomaggiore, dove c’era una parte del pubblico che vi fischiava credendo foste sul serio dei preti venuti a indottrinare la folla… o forse stavano semplicemente al gioco?
Al festival beat si creò una situazione che abbiamo ritrovato anche in altri concerti: da una parte i compagni, gli alternativi ecc ecc che protestavano perché stavamo facendo proseliti per la santa madre chiesa, dall’altra i cattolici che non gradivano la nostra esibizione. Le bottiglie arrivavano da destra e da sinistra… naturalmente c’era anche chi gradiva e chi stava al gioco calandosi nella parte del buon cristiano o dell’invasato. Gran bel concerto, io avevo un hammond!!!

È un po’ poi la situazione del caminetto che volevi ricreare, direi che a questo punto ci sei riuscito in pieno
Sì infatti non ci avevo pensato… la situazione del caminetto… esattamente la stessa cosa elevata a potenza. Questa è una nostra caratteristica, ci piace creare una sorta di caos, destabilizzare, sai come un’azione situazionista…

D’altronde il vostro retroterra è punk, garage, anche “alternative” anni ’90, per cui la vostra musica esprime quelle istanze delle messe beat, ma le rilegge in questa chiave punk, specie dal vivo.
Dal vivo, sì, siamo decisamente più hard e punk che su disco.

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Alla fine si crea un corto circuito molto interessante, nel senso che le pose messianiche sono tipiche della rockstar classica, si pensi Jim Morrison, Bowie, anche lo stesso Iggy Pop in fondo, ma insomma vedere un prete che assume le pose della rockstar genera questo corto circuito che provoca delle reazioni… è punk al 100% come tipo di provocazione, giocare con le icone culturali e ribaltarle in modo imprevisto
Sì, è quello che succede ai concerti: lo show è tipicamente tardo sixties, primi settanta e pure punk, unito ad una ritualità eucaristica celebrativa.

E non dimentichiamo Pierpaolo che ha in sé il dna di Iggy Pop, voglio dire, è davvero un frontman incredibilmente divertente, scatenato, teatrale, folle
Sì, lo è assolutamente ed ha anche la dote dell’istrione: quando si lancia nei suoi sermoni… Misticismo allo stato puro.

Oppure benedice la gente con l’acqua, o li rimprovera per non averli visti a messa la domenica precedente
Ahahaha sì. Distribuisce anche il pane… è capitato più volte. Al Rising Love (locale romano) trovammo un organizzazione in dress code clerical che prima durante e dopo distribuì ostie e… beh lì entriamo un po’ nella blasfemia…. ;-). Una volta trovammo anche un confessionale affittato per l’occasione per i peccatori che volevano confessarsi a fine concerto: chiaramente Pierpaolo era il confessore…

circoloAvete anche avuto go-go dancers vestite da suore e “chierichetti” sul palco in alcune occasioni
Sì, ci è capitato anche quello, qui a Roma, ad Alessandria e in altre città. Anche a nostra insaputa. I promoter spingono molto in quella direzione con i locali, infatti si suona molto, come potrai immaginare, durante le festività natalizie e pasquali.

 

Certo, lo immagino! Torniamo all’ordine. Gli Illuminati praticamente risuonano i brani ’60 di beat cristiano che andavano sotto il nome di messe-beat. Quando tento di spiegare che cosa fate vedo solo occhi sgranati, e poi la gente mi chiede “ma è christian rock”? Per cui… Spiegami tutto come se lo spiegassi a chi non sa niente di voi, né chi siete, né che cosa fate
Ti racconto. Negli anni ’60 successero moltissime cose che sconvolsero il mondo, lo cambiarono o tentarono di farlo. Tra queste anche la chiesa non rimase con le mani in mano, infatti gli anni Sessanta sono anche gli anni del concilio Vaticano II: un tentativo da parte della chiesa di modernizzarsi e soprattutto di avvicinarsi alle persone che si allontanavano sempre più dalla fede proprio per i grandi cambiamenti in atto nella società (in questo caso italiana): inurbazione, migrazione interna dalle campagne alle città industrializzate, fascinazione per i nuovi beni di consumo offerti dal boom (la 500, la vespa, la televisione), l’esodo per le vacanze estive…

Gli italiani stavano cambiando, quel popolo contadino, arroccato nelle sue superstizioni, usi e folklore si stava trasformando, ed era attratto molto più di prima dalla vita terrena!
Era arrivata la musica inglese, il beat, coi suoi grandi artisti, Beatles su tutti, che stava riscuotendo un successo inaspettato. I giovani stavano diventando un corpus sociale ben distinto, i teenager, la guerra era finita da un pezzo e con lei le sofferenze e le privazioni.

Insomma, c’era una grossa aria di rinnovamento, la chiesa si trovò indietro rispetto a tutto questo. Figurati che la messa era in latino. E chi la capiva?

Quindi il vaticano pensò che era il momento di darsi una svecchiata ed è quello che cercò di fare con il concilio, dove tra le altre cose si istituì la messa in lingua e si decise che potevano essere ammesse forme artistiche non sacre, ma di natura ossequiosa e riverente. E qui entrano in gioco i giovani preti dell’epoca che, come la maggior parte dei loro coetanei, apprezzavano la nuova musica arrivata dalla terra di Albione. Allora l’equazione di qualche coraggioso giovane sacerdote fu semplice: perché non allestire delle sale prove negli oratori o negli spazi a disposizione per far suonare i tantissimi giovani attratti da chitarre e batterie?

Di solito negli oratori si giocava a pallone o al calcio balilla e poco altro. Beh, in alcune parrocchie si cominciarono a organizzare feste di compleanno, o per qualche altra ricorrenza, con i gruppi che provavano in “chiesa” come attrazione. In questi anni ho conosciuto più di un prete cha a casa ha ancora i dischi dei Beatles o dei Nomadi ecc ecc. d’altronde erano giovani anche loro.

Ora ti dico che cosa sono le messe beat (mi riempio il bicchiere wait a second).
La prima messa beat italiana è stata registrata dalla band ascolana de Gli Amici, e qui torniamo alle origini del gruppo: la nostra città di provenienza serbava il seme da decenni… ahah.
Loro incisero il primo 45 giri, erano tre brani “moderni”, anzi oserei dire suonati nella moderna maniera dei giovani d’oggi, ma con testo “sacro”.
L’idea venne ad un prete di Ascoli che disse a questi ragazzi (che provavano nelle stanze del vescovado o roba simile) di incidere dei brani con il testo cattolico, da proporre alle edizioni Paoline (che oggi si chiamano S. Paolo) per realizzare un 45.
I ragazzi, entusiasti, si misero al lavoro e tirarono giù i pezzi e si fece il disco, oggi raro e ricercato dai collezionisti. Il grande passo fu poi fatto da Marcello Giombini, un musicista compositore d’avanguardia molto dotato.

2008 - Gli illuminati - prendi la chitarra e pregaQuindi fu un movimento spontaneo creato dall’avvicinamento tra i giovani e la chiesa negli oratori, dove spesso cominciavano a esserci “sale prova”, ma che venne incoraggiato e sostenuto dalla chiesa. La cosa ebbe successo perché a quanto ne so ci sono molto band dell’epoca che suonarono le messe-beat
Sì giusto, ma fu Marcello Giombini a fare il grande passo, volle comporre ed incidere la ormai nota “messa dei giovani”, un disco beat con tutte le parti della celebrazione cattolica, cioè la messa, con Introito, Communio, Graduale, Padre Nostro ecc ecc. Da qui messa beat: una messa suonata e cantata, ma di genere beat, con tanto di batteria, organo, chitarre elettriche ecc ecc.
La messa dei giovani fu poi eseguita nella sala Borromini, nella Chiesa nuova dell’oratorio S. Filippo Neri, qui a Roma, il 27 aprile ’66.
Creando un putiferio notevole tra l’opinione pubblica fatta di fedeli e non solo! I gruppi ad eseguirla e ad inciderla nel disco furono i Barrittas di Benito Urgu, i Bumpers e gli Angel and the Brains, tutti complessi che suonavano normalmente repertorio, diciamo così, laico e che accettarono di aderire a questo progetto del vulcanico Giombini.

Quindi erano band che suonavano beat e che si prestarono al progetto, anche volentieri dato che a quanto mi sembra di capire la chiesa incoraggiava la cosa anche economicamente, stampando i dischi con le edizioni paoline ecc
Per le bands era un modo per incidere e fare serate passando da quel canale. i Barrittas soprattutto hanno avuto una vita propria al di fuori delle messe beat, e Benito Urgu è ancora un personaggio del mondo dello spettacolo, che si vede non poche volte in tv.
Ma l’impatto che ebbe il progetto fu notevole: detrattori e sostenitori. La cosa creò scompiglio. Non era accettabile che i capelloni entrassero in chiesa per di più con i loro strumenti musicali. Non si era mai visto. Ricordati che siamo in Italia. Anche all’interno della chiesa, i più erano contrari.

Anche perché suonarono proprio il repertorio dentro le chiese no?
Sì, ma non durante una messa vera e propria però, se non in qualche caso sporadico.

Con un bel riverbero naturale immagino, pensa la batteria e gli amplificatori in chiesa che casino dovevano fare
Ahahah sì assolutamente, quello che oggi si chiama “church room”, il riverbero intendo, ahah.
Anche noi abbiamo suonato in un convento a bologna… riverbero a palla.

C’erano anche membri del clero a vedervi?
Quella volta non mi sembra, o forse erano vestiti in borghese, chi lo sa. Ma è capitato. Devo dire che gli illuminati siedono alla sinistra del padre, e sono molto apprezzati dalla comunità cattolica dello stivale. Ricordo per esempio un giovane parroco di Bologna con i suoi parrocchiani al seguito in prima fila al Covo. O il prete che seguì il nostro check e suonò le campane (d’accordo con noi) un attimo prima che iniziasse il live. La chiesa era praticamente di fronte al locale.

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Fantastico. La decisione di riaprire quel repertorio per riattualizzarlo e renderlo noto nasce in effetti da due menti che si sono dedicate spesso al recupero delle culture giovanili del passato. Tu hai scritto Beat Italiano dai capelloni a Bandiera gialla (Castelvecchi, 2005), La felicità costa un gettone (Arcana, 2009) sul fenomeno del primo rock ‘n’ roll italiano, e poi addirittura sullo swing italiano degli anni ‘30 e ’40 con Op op trotta cavallino (Curcio, 2012). Ma parlami anche del retroterra di Pierpaolo, anche lui ha un background interessante.
Sì, Pier è un collezionista di vinili e soprattutto da parecchi anni ristampa perle misconosciute di punk e new wave internazionali. La sua conoscenza in fatto di dischi è sconfinata, e pure i suoi contatti. Ha ristampato dei dischi stupendi con la sua Rave Up records.

Rave Up records che ha attirato anche l’attenzione dei The Horrors (quelli di Sheena is a parasite)
Sì sì. Ricordo la serata con loro in una villa alle porte di Roma e il pomeriggio a casa di Pier a fare spesa… di vinili… ne presero parecchi.

Loro sono noti per essere degli assidui collezionisti di dischi misconosciuti e di perle del passato
Sì, tra l’altro Sheena is a parasite è praticamente un plagio di una hit minore dei tardi Sessanta o forse Settanta, non ricordo più, ti sfido a trovarla…

Ahahah, dammi un indizio. E tra l’altro Pier non era la prima volta che calcava il palco in veste di frontman no?
Sì lui come ti dicevo ha già suonato con gli Ufo Diktators e con i Transex, entrambe punk band molto usa ’77.

5Ok perfetto. Ora parliamo del vostro disco. Il vostro primo album Prendi la chitarra e prega (2008, Hit Bit) ha riscosso un certo interesse di nicchia presso collezionisti e cultori del beat. Avete partecipato a diversi festival italiani, e ottenuto un certo riscontro. Ora uscite con Lumen Gentium (2013, Teen Sound) che sembra un lavoro leggermente più ambizioso, nel senso che oltre al beat andate verso il garage e la psichedelia. Parlami un po’ di quello che avete voluto fare in questo disco.
Era giusto così. Gli illuminati nascono come gruppo beat del 1966, ma il tempo passa. Ora siamo nel 1971, quasi ‘72. Il suono si è fato più acido, più complesso. Abbiamo esplorato territori nuovi per allargare un po’ la visuale della cosa. Non a caso abbiamo sentito la necessità di scrivere pezzi originali oltre a riproporre altre chicche d’epoca. Era una strada che avevamo già battuto dal vivo soprattutto con “Gloria a dio” (brano di Prendi la chitarra e prega, nda) che concerto dopo concerto si è allungata a dismisura con una parte centrale d’improvvisazione psichedelica con tanto di theremin, che ci ha fato capire la nostra vena musicale. Nel nuovo disco gli episodi psichedelici sono più presenti che i pezzi beat, soprattutto per quanto riguarda i suoni e i paesaggi musicali. Il primo disco era più immediato, rispecchiava l’esigenza di incidere quello che proponevamo dal vivo. Con il secondo siamo andati oltre, arricchendo di suoni e suggestioni più tardo-’60. ricordo il concerto con i Seeds di Sky Saxon: durante l’intro di “Gloria a dio” Sky salì sul palco e cominciò a declamare e cantare, mentre feedback e theremin andavano a manetta. Su YouTube hanno messo dei video di quella serata…

Comunque l’album contiene anche un riferimento agli Electric Prunes – che sono per chi non lo sapesse la band che apre Nuggets – e in particolare a un brano, Kyrie Eleison che compare in un disco molto particolare della band americana… anche se poi a quanto mi sembra il vostro brano non guarda direttamente alla versione “degli” Electric Prunes
Il kyrie che abbiamo messo su è una sorta di mash-up (non so se si dice così) tra il kyrie dei Prunes, un pezzo di Giombini e farina del nostro sacco. Da quando vidi Easy Rider avevo in testa di rifare un kyrie, ti parlo di più di 20 anni fa, 25 forse.

Sì infatti Easy Rider contiene proprio quel brano dei Prunes, che è tratto da un album assurdo, in pratica una specie di messa, ma invece che beat, in quel caso, è psichedelica
Sì, la Messa In F Minor: bellissimo disco. Nel nostro kyrie mi sono divertito con le voci. Ho armonizzato nello stile gregoriano!!! Col bandone basso e le voci che armonizzano in alto. Con le basse arrivo ad un mi sotto il do centrale. E sopra le altre voci. E poi naturalmente c’è la parte centrale di psichedelia, una cosa come 4 minuti di improvvisazione.

A quanto pare la vostra versione del Kyrie è piaciuta molto al cantante dei Prunes, James Lowe, che ha scritto: “Alcuni passano la vita sulla corsia ‘di sicurezza’, altri invece la attraversano al limite spingendo sull’acceleratore nella corsia di sorpasso. Gli Illuminati passano tutti i test di impatto in corsa con Kyrie Eleison. Questo movimento fuzztronico che scaturisce dalla liturgia cattolica è una Preghiera di Unità che mette insieme visioni di monaci incappucciati o forse di luminosi angeli che fluttuano in corridoi bui con la rotella del distorsore alzata al massimo. Rendiamo onore all’audace spirito da cambio di corsia, rispettoso, ronzante, e folle nel finale. Fico!”
Ottima traduzione!!! Abbiamo mandato la traccia a James Lowe, che è amico dell’etichetta che ha stampato il disco (la Teen Sound di Massimo del Pozzo). Dalle sue parole credo gli sia piaciuta molto: siamo molto contenti della sua approvazione. I Prunes sono uno dei gruppi che apprezziamo di più.

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Quali sono i brani “originali” del disco? Rispetto all’altro lavoro è un elemento in più, dato che nel vostro primo album erano tutte cover, certo reinterpretate…
Hai detto giusto: reinterpretate. Beh, abbiamo sentito l’esigenza di scrivere qualcosa di nostro, visto che l’esperienza Illuminati si è protratta di più di quello che immaginavamo all’inizio. Nel disco ci sono 3 brani inediti: “Il cerchio”, un pezzo scuro, sinistro, evocativo, che si apre con voci a cappella per poi esplodere con l’entrata della band. Il ritornello mi mette ancora i brividi, e pure l’assolo con il wah.
Poi c’è “Tu non sai”, brano direi alla Balletto di Bronzo, primo disco, Sirio 2222, con una parte centrale dove si cambia totalmente registro e si entra in un mondo rarefatto e malinconico. L’ultima è “Christus dominus”, testo mio e musica degli Adam Blessing. È un pezzo di un gruppo di Cleveland, il disco è del 1969 la traccia è “Cookbook”. Gli altri pezzi sono tutti di Marcello Giombini, all’epoca suonati dal Clan Alleluia, e poi Barrittas, Angel and the Brains.

Senti, dimmi dove si possono trovare informazioni su di voi, dischi, date di concerti e tutto. Anche per quelli volessero venirvi a sentire vestiti da chierichetti.
Beh, il 16 novembre presentiamo il disco al Forte Fanfulla qui a Roma. Poi saremo a Bologna e La Spezia il 20 e 21 dicembre. E il 27 e 28 dicembre al Fuga di Ascoli e al Maze di Pescara. Per il resto ci potete trovare su Facebook cercando COMPLESSO GLI ILLUMINATI, mentre a questo link potete trovare il disco in ascolto

Vuoi dire qualcosa ai fedeli che ci leggeranno?
Illuminati: per voi tutti un momento di svago e raccoglimento!

Grazie Tiz, scambiamoci un segno di pace, con gli ampli al massimo.
Fuzztronicamente vostro
Dirty keyboard.