Asian Dub Foundation – Orion Club 16/02/2014

ATTITUDINE E VISUAL: la sensazione di un piccolo salto nel tempo è stata forte. In tutto un centinaio di persone che hanno assistito a un concerto davvero inaspettato almeno in parte. Gli Asian Dub Foundation sono in grado di tenere i palchi di ogni Festival europeo, facendo ballare e sussultare il pubblico estasiato, e i venti anni di carriera non pesano affatto. Poi ci sono serate come queste, nella quale la band, anzi il collettivo sembra tornare a respirare gli inizi carriera. Così l’Orion sembra trasformarsi in un fumoso club baggy style della  Manchester dei primi anni novanta.

AUDIO: Dividerei il concerto in due parti. La prima parte è fatta di pezzi nuovi, dopo la prima riformulazione della line up della band. Ricordiamoci che gli Asian sono anzitutto un collettivo sociale, nel quale i componenti portano ognuno un contributo non solo in termini sonori, ma anche fatto di esperienze, suoni e colori. La prima parte, concentrata su sonorità reggae e incursioni punk sembra penalizzata dall’acustica. Al contrario, la seconda parte sembra esaltare la complessità sonora del primo suono della band fatto essenzialmente di jungle e drum and bass.

Asian Dub Foundation Live

SETLIST: La cosa incredibile degli Asian Dub Foundation è la modernità del suono. Che si tratti di pezzi estrapolati da Punkara, che invece rielaborazioni del repertorio più famoso della band come Rafi’s Revenge e Community Music, non c’è traccia della polvere del tempo.  La chitarra di Chandrasonic è esplosiva, sia quando segue linee sonore reggae che quando si inerpica su sonorità drum’n’bass.

MOMENTO MIGLIORE: Ho trovato davvero esplosiva la session di flauto che ha aperto il concerto, e che è stato riproposto in occasione del bis. Straordinaria la capacità del collettivo di sapere unire strumenti più diversi tra loro, ma che ritrovano nel ritmo ballabile degli Asian Dub Foundation una sintesi musicale davvero sorprendente.

PUBBLICO: Chi ha assistito al concerto ha avuto la fortuna di sentirsi davvero in un frullatore. Sul palco è stato un mischiarsi continuo di colori e suoni. Ma anche il pubblico saltellante è stato davvero coinvolgente, con generazioni davvero diverse, da chi ha scoperto la band dagli esordi a chi invece ne ha accarezzato le incursioni punk. Pochi fortunati che porteranno con loro per molto tempo la sensazione di avere assistito a un gran concerto.

LOCURA: Il batterista Cyber, trascinato dalla potenza stessa delle sue percussioni, interagisce col pubblico mettendosi in posa con espressioni strane verso alcuni spettatori che lo vogliono immortalare con le loro compatte.

CONCLUSIONI: Non è affatto facile trovare una band in grado di dare il massimo al di là dello stage sul quale si esibiscono. Eppure dare il massimo di fronte pochi spettatori riaffermando la potenza di un suono che ha fatto la modernità del musica inglese degli anni novanta. Quando la musica si fa qualcosa di socialmente rilevante, con testi potenti, con le loro battaglie contro il razzismo, con la forza di rifiutare i riconoscimenti istituzionali per rimanere ancorati alla forza di un messaggio musicale ancora puro e forte, dopo venti anni.