Eels – The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett

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The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett è un disco che ti spezza in due, senza fronzoli

Certe volte bisognerebbe dimenticarsi della storia di un artista, o di una band, e approcciarsi ai dischi in maniera pura, incorrotta. The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett è un disco che ti spezza in due, senza fronzoli. È un lavoro sincero, sofferto, privato, per certi versi, che si fa carico di sondare i tormenti, che poggia su domande grandi, irrisolte (Where I’m At, Where I’m From, Where I’m Going), per tenersi in piedi, per non perdersi, senza rispondersi. Questo disco è la regressione necessaria allo stato infantile, l’urlo primario, un atto di accusa, e di resa, la vita intera; e non è un caso che Everett si sia ispirato a Plastic Ono Band, disco straziante, urgente, impregnato della perdita, composto da Lennon durante un percorso di terapia psicanalitica con Arthur Janov, psichiatra americano, autore di The Primal Scream.

La mancanza è immanente all’individuo, come desiderio, connaturata, inestinguibile. The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett è un album maturo, enorme, che non pretende di colmare gli spazi, perforato, che prende atto degli errori. Certe volte, bisognerebbe dimenticarsi della storia di un artista, o di una band, e approcciarsi ai dischi in maniera pura, incorrotta; ma come fai, certe volte. Se non fossero stati gli Eels, The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett sarebbe stato una bomba, comunque. Ma così è ancora meglio.

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