Die Antwoord – Donker Mag

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Avete davvero voglia di ascoltare un altro disco dei Die Antwoord? Io poca

Scrivere del fenomeno Die Antwoord non è affatto semplice. Il rischio è quello di perdersi in un circolo vizioso fatto di pregiudizi-snobismo-intransigenza  senza riuscire a cogliere la vera essenza del progetto, banalizzandolo. Mi sono spogliato allora della veste da talebano della musica elettronica che m’aveva impedito di approcciare in buona fede ai primi due lavori del trio sudafricano per concludere, però, che anche questo Donker Mag è una merda. Se il discorso fosse prettamente musicale, non ci sarebbe molto da scrivere: lei canta con la solita voce da tredicenne arrapata; lui più che rappare si prodiga in improbabili scioglilingua con basi rave-punk sullo sfondo.

Il risultato è un crossover pacchiano che oscilla fra riferimenti che vanno dai Prodigy ai Death Grips, emulanti perlopiù in malo modo (prendete l’insulso electroclash di Happy Go Sucky Fucky che strizza l’occhio al peggior Vitalic). Tuttavia chi solitamente difende il progetto lo fa, piuttosto che decantandone lo spessore musicale, sottolineandone il lato ironico\parodistico e quello folkloristico. Ecco, qui, cari apologeti, le nostre strade si separano. Immaginiamo anche che si tratti di una colossale presa in giro, una provocazione. Immaginiamo inoltre che campionare Aphex Twin e renderlo tamarro (in Ugly Boy) non sia un oltraggio ma bensì un audace tentativo di prendere la Gioconda per disegnarle un bel paio di baffi. Bene, nonostante l’immenso sforzo d’immaginazione, non riesco a comprendere quale possa essere il bersaglio di cotanta vena dissacratoria. I dj EDM, le superstar che occupano i palinsesti mondiali non avvertiranno che un leggero prurito. Inoltre mi sembra che il trio sudafricano tragga il suo successo – ed attinga – esattamente dallo stesso immaginario che vorrebbe demolire, nutrendosi quindi delle medesime contraddizioni e di una certa superficialità nell’ascolto (provate a confrontare il pubblico ad un concerto di Skrillex con quello dei Die Antwoord. Differenze?).

Anche l’aspetto folkloristico (e la famigerata sottocultura “Zef”), che pur potrebbe essere interessante, in mezzo alla confusione più totale si riduce a rivendicazione identitaria gridata e fine a sé stessa. Cosa si salva? Poco: l’estetica che, piaccia o meno, è vincente (vedi il video del singolo Pitbull) e qualche pezzo in cui i tre si allontanano dai loro canoni (vedi la “ballata” Strunk). Insomma: tenetevi tranquillamente stretti i pregiudizi e passate ad altro.

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  • Una Paqu

    Nel suo insieme il loro progetto è geniale, sfido chiunque a trovare video che hanno un impatto tanto forte pur non avendo nella maggior parte dei casi un filo logico ben riconoscibile. Hanno un’immagine totalmente unica, un puzzle grottesco che a prima vista può mettere in fuga un ipotetico ascoltatore o ipnotizzarlo e spingerlo a volere di più.

    Mi sembra di capire che secondo te il gruppo “sputa nel piatto in cui mangia”, visto che parodizza una categoria di persone che è però la stessa che contribuisce alla sua fama.

    Dopo una considerazione del genere, quello accusabile di ascolto superficiale sei tu.

    Ninja (o Watkin o come preferisci) ha esperienza nel settore, ha ben riflettuto sul concetto che sta alla base dei Die Antwoord e già dall’inizio sapeva a quale fascia di pubblico puntare.

    Ha rifiutato di aprire il concerto di Lady Gaga perchè non era interessato ad attirare i tipi di persone che compongono la sua (di lei) schiera di fan; allo stesso modo ha evitato di chiarire fin da subito la vena parodistica del gruppo, semplicemente perchè lo scopo di quel che fanno non è il lasciar capire che stanno prendendo in giro qualcosa, ma interpretare al meglio i loro personaggi, cosi che uno spettatore interessato alla loro musica prima o poi pensi “fanno sul serio?”.

    Fa poca differenza se ci si accorge o meno della loro recita, perchè l’effetto che ottengono è ugualmente intenso.

    Sono innovativi, le loro canzoni, le loro voci, il misto di inglese e Afrikaans, tutto l’insieme lascia un segno.

    I loro album si dovrebbero ascoltare tutti d’un fiato, senza stare a pensare, nel mentre, a frasi arzigogolate e pseudo-intellettuali con cui demolire man mano ogni singola canzone.

    Con questo non intendo far cambiare idea a te autore, piuttosto dissuadere gli eventuali lettori del tuo articolo (se effettivamente ce ne sono) a non dare ascolto alle tue frasette estremiste, superficiali e saccenti.

    E comunque, hai perso qualsiasi credibilità scrivendo “qualche pezzo in cui si allontanano dai loro canoni” (traduzione= ho ascoltato il disco solo una volta quindi non ricordo i titoli, adesso clicco su ogni canzone e appena ne becco una che mi sembra diversa corro a segnarmi il nome).

    Ti suggerisco io: gli altri titoli che cercavi sono Moon Love e Donker Mag, ma non ti biasimo per aver dimenticato la seconda, visto che i primi 20 secondi della traccia sono muti e probabilmente nel tuo shuffle isterico non hai avuto tempo di fermarti e aspettare che partisse.

  • Emanuele

    Caroa lettorelettrice, mi dispiace leggere le tue parole. Come ho avuto modo di scrivere, ho ascoltato l’album più volte in buona fede e gli ho concesso tutte le attenuanti possibili. Dovresti fidarti piuttosto che accusarmi d’essere prevenuto perché ti assicuro che non è così. Semplicemente non siamo d’accordo sulla valutazione del disco, può capitare e non vedo perché farne una questione personale. Scrivi frasi come:

    “Nel suo insieme il loro progetto è geniale” o “l’effetto che ottengono è ugualmente intenso”

    Si tratta di opinioni (esattamente come le mie) che rispetto ma non condivido. Converrai che smontare delle critiche con argomentazioni (personali) di questo tipo (come a dire “sbagli perchè invece è bello”) renda la tua difesa un po’ sterile. Tuttavia intendo risponderti nel merito per (provare a) dimostrarti che non sono poi così superficiale e che ogni tanto abbandono shuffle isterico.

    Dici che si siano rifiutati di aprire Lady Gaga. Vero, verissimo, ma ho avuto modo di conoscere qualche fan, nonché di farmi un giro fra i vari social per comprendere che tipo di pubblico segue i Die Antwoord. Ecco, mi sembrano gli stessi, con le dovute eccezioni (e sono sicuro che tu sia una di queste), che si esaltano con certe robacce EDM, con le torte tirate al pubblico fra drop e urletti del caso. L’aver rifiutato Lady Gaga, così come l’aver abbandonato l’Interscope, credo siano più che altro abili mosse di marketing. I tre hanno capito che mantenendo l’immagine dei “duri” si vende di più (proprio per la superficialità di parte del loro pubblico). Musicalmente, a mio avviso, sono perfettamente in linea con le tendenze del momento, sono perfettamente conformisti in questo senso.
    Il “puzzle grottesco” io lo interpreto come la classica operazione gattopardesca (cambia tutto affinchè, in fin dei conti, non cambi nulla).

    Poi dici che perdo credibilità nel passaggio “qualche pezzo in cui si allontanano dai loro canoni” quando invece ho portato come esempio il brano Strunk. E’ vero, anche Moon Love può essere annoverato fra i pezzi più interessanti (Donker Mag mi piace meno invece), ma non vedo perché dovrei perdermi in elenchi quando posso rendere l’idea menzionando una sola canzone.

    Infine vorrei farti notare, umilmente, che, oltre al mio poco rilevante parere, anche buona parte della critica musicale ha accolto Donker Mag piuttosto freddamente (sentireascoltare e pitchfork sono due buoni esempi).
    Ciò non significa che io abbia ragione ma semplicemente che non c’è bisogno di attaccare personalmente chi parte da un punto di vista diverso.

    Detto questo torno alla mia riproduzione casuale.
    Un saluto.

  • Una Paqu

    (Lettrice)
    Ovvio che nel loro pubblico rientrino anche certi subumani che fanno pure gli elitari tipo “non tutti capiscono questo genere gne gne electronic>tutto”, ma c’è anche chi li ascolta perchè è interessato.

    Probabilmente eri ironico quando hai scritto che sono certamente tra le eccezioni, ma hai ragione visto che effettivamente ascolto tutt’altro genere musicale ed è solo un caso che io segua i Die Antwoord.

    In sostanza, non puoi giudicare il loro seguito, in parte ovvio che lo sceglie l’artista, ma non dipende dal gruppo il fatto che alcuni dei fan diventino ridicoli e degradino tutta la loro schiera.
    Anche i Pink Floyd hanno parecchi fan ignorantoni, cio (non so usare la qwertz) non implica che producano musica scadente.

    L’album vende nonostante le critiche, ma in ogni caso non serve a molto puntare sul mercato italiano, persino al concerto di milano buona parte dei presenti veniva dall’estero.

    Sono abbastanza sicura che dietro tutto il self-control che hai ostentato nella risposta si celino insulti e/o maledizioni contro la mia anima ma mi scuso lo stesso, mi son lasciata prender dal fastidio (è umano voler difendere qualcosa/qualcuno a cui si tiene, no?) e ho scritto come una 12enne stizzita con tanto di aggettivi e frasine da prima media.

    Un risaluto, spero trovi comunque la voglia di ascoltare e recensire il prossimo album

  • Emanuele

    Non ero ironico quando ho scritto che rappresenti un’eccezione ed il mio discorso sul pubblico era riferito ad un ipotetico fan medio (che assumo essere rappresentativo in generale dei loro followers). So benissimo che c’è molta gente che li ascolta con consapevolezza, quindi non era certamente mia intenzione banalizzare. Pensa che in molti qui a Rocklab li apprezzano, tant’è che avevamo inserito Ten$ion fra i migliori dischi del 2012 (contro il mio parere, ovviamente).
    E’ vero che i fra i fan dei Pink Floyd puoi trovare parecchi ignorantoni, tuttavia il fenomeno non mi sembra così diffuso come per i DA (mia opinione). Inoltre i Pink Floyd non hanno bisogno di passare per gruppo ironicoparodisticodemolitore (altra mia opinione) quindi in un certo senso l’avere un pubblico consapevole non deve necessariamente essere la loro “mission” primaria. Se aspiri a prendere in giro, invece, il tuo seguito deve sapere che stai scherzando (ultima mia opinione).
    Comunque tranquilla, non ti ho certamente maledetta, tenevo semplicemente a convincerti del carattere “non ideologico” della mia rece. Spero di esserci riuscito. Difficilmente mi offendo per questo tipo di critiche. Tendo a non prendermi molto sul serio come recensore (probabilmente perché so di non potermelo permettere). In questo senso, si, sono simile ai Die Antwoord.

    Un saluto (ascolterò e recensirò il prossimo album, promesso).