Capibara – Jordan

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2 Luglio 2014 White Forest Records soundcloud

Luca Albino in arte Capibara è un producer romano che praticamente ha gli anni miei e se n’è appena uscito con un album così clamoroso che mi ci sono volute settimane prima di riuscire a buttare giù una bozza di recensione. Sto parlando di Jordan, esordio di cui sentirete parlare (se non v’è già capitato), pubblicato dopo un paio di Ep targati 2013 (Roxanne e Felina). Lui definisce la sua musica “hip-hop-elettronico-malinconico-da-limone-duro”, un’originale costruzione linguistica che però calza perfettamente. C’è appunto l’hip hop, quello più classico (I Love You Bitch, Y.O.L.O.W.) che convive con l’anima R&B dell’idolo Timberlake (Inordinate), e c’è l’elettronica che spazia da sonorità UK Hyperdub-oriented (Tv Party) a robe più ragionate e downtempo (Ricreazione).

Come dicevo il disco è clamoroso, te ne accorgi già alla prima traccia, James Harden, imprevedibile (in pieno stile Timberlake), composta da una prima parte dove prevalgono campioni vocali hip hop e una seconda nella quale beat afro incontrano loop frenetici segnando decisamente un cambio di ritmo. Proprio questo uso quasi maniacale del loop, omnipresente nell’album, comunica una sensazione di ripetitività e monotonia (tema toccato anche in Y.O.L.O.W.) quanto mai attuale e avvertita, specialmente da chi a Roma ci vive, ogni santo giorno. Da qui la malinconia, altro tratto distintivo di un disco che trasuda malessere e disagio senza vergognarsene. Ora quand’è tempo di fare i conti con la miseria della propria esistenza in Capibara troverete un valido alleato. D, l’apice del disco a mio avviso, in poco più di 5  minuti ha l’effetto di un High Violet sparato subito dopo Turn On the Bright Lights quando torni sbronzo alle cinque del mattino. Quel piano iniziale di sottofondo, perfetto, unito alla vocalità dei fratelli Marra (Videodreams) ne fa automaticamente – quanto a potenzialità espressiva – la Abandon Window italiana. Felina, omaggio al finale di Breaking Bad, l’avessimo scoperta a tempo debito sarebbe stato lo strumento ideale per l’elaborazione di quel colossale lutto collettivo rappresentato dalla scomparsa del nostro drug dealer preferito. Se non vi bastasse, a rendere il tutto ancora più una bomba, ci sono i featuring .Da Godblesscomputers a 12 Inch Plastic Toys passando per i coatti Sabir e Millelemmi fino a Milena Medu e ai Dropp. Un “collettivo” d’artisti legato (chi direttamente chi meno) alla White Forest Records (la label fondata da Capibara stesso) che  culturalmente parlando  equivale ad una boccata d’aria sana durante una passeggiata in quel di Taranto, zona Ilva. Che poi sarebbe anche ora di iniziare ad esportare in campo elettronico qualcosa di più sensato dei Crookers. Capibara se lo merita, ve lo assicuro.
[schema type=”review” name=”Capibara – Jordan” author=”Emanuele Russo” user_review=”4″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]

  • giorgio

    ah perchè esistono solo i crookers di italiani all’estero, giustamente…