Cristina Donà – Così Vicini

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23 settembre 2014 Qui Base Luna Cristinadonà.it

Com’è che tu/tu mi lasci sempre senza parole”. Così termina l’ultimo disco di Cristina Donà, il suo sesto lavoro di inediti dopo una consistente carriera ricca di declinazioni musicali, maestria artistica, grande talento, numerose e prestigiose collaborazioni e la capacità di reinventarsi continuamente ma sempre all’insegna di un’enorme profondità emotiva. Le parole la Donà, però, non le ha perse proprio per niente. Anzi. La sua intera produzione è tutta incentrata sulla magia intrinseca della parola, uno strumento – coniugato con quello della sua straordinaria voce – capace di evocare mondi paralleli e metafisici, ragion per cui per lei è stato non a caso utilizzato da più parti l’appellativo di “incantautrice”. E anche in questo caso l’universo della cantautrice lombarda si compone di racconti e storie molto delicate ed incantate, capaci di trasportare in una dimensione spazio-temporale molto lontana da quella meramente e contingentemente terrena.

Cercare, avvicinarsi, per poi accorgersi che c’è ancora tanto da scoprire, il bisogno del silenzio, di un colloquio a due. La necessità di un’intimità che abbiamo dimenticato. Eccoci”.

Queste parole accompagnano “Così Vicini” nel tour acustico successivo alla sua uscita. E fin dalle prime note del disco, nella eccellente delicatezza vintage della title track, è tutto piuttosto chiaro: c’è bisogno di tornare a un’età primigenia dove riuscire a recuperare un’intimità perduta, un rapporto a due fatto anche di spazi e silenzi, di tempi dilatati in cui l’incontro ingenuamente fisico fra gli esseri umani torni ad essere il centro propulsore di destini e di eventi. “Da quanto hai rinunciato al tuo silenzio? Da quanto non ti fermi, da quanto tempo?” è l’interrogativo che ci viene rivolto in “Siamo Vivi”: chi non si sente colpito al cuore da queste semplici parole? Eternamente connessi, maniacalmente alla ricerca di feedback e condivisioni, anche di un’intimità che finisce per essere volgarmente fraintesa, ecco spuntare la voce spaziale della Donà a domandarci dove stiamo correndo e in cerca di cosa. L’uno – due “Il tuo Nome” / “Corri da me” (canzoni che paiono fondersi naturalmente in una sola) ci parla del richiamo vivificatore di un rapporto, di un’attrazione, di un’esplosione di mondi che si concatenano generando ulteriori reazioni: “mi basta il tuo nome per far esplodere le rose su questo balcone” non è poi un monito diverso da quello successivo “Corri da me se hai capito che/bruci guardandomi e non è il sole/che i pianeti si spostano e prima o poi/sposteranno anche noi” a dirci di non avere il timore delle attrazioni, di lasciarci andare a quell’imprevedibile e incontrollabile lato dell’esistenza umana che è “sempre da considerare/inestricabile poesia/è quello che non sai di avere/incalcolabile energia” (“L’imprevedibile”). La fascinazione di Cristina Donà per le leggi della fisica e per la meccanica quantistica le aveva ispirato “Universo” – brano fra i suoi più riusciti ed evocativi – ed è in qualche modo presente anche in “Così Vicini”: l’idea che la vicinanza fisica sia portatrice di vita altrimenti sommersa e che sia in grado di influenzare gli avvenimenti, non solo in un senso puramente razionale da causa-effetto, ma come insieme di relazioni inestricabili e concatenate – in un divenire cosmico in cui c’entrano persino i pianeti – finisce per essere di fatto il fil rouge per ogni canzone del disco.

L’avevamo lasciata al suo album più leggero e colorato, “Torno a casa a piedi” in cui si confrontava quasi per la prima volta con le piccole cose quotidiane e la ritroviamo in questa dimensione virata di seppia, alla ricerca di qualcosa di perduto e cosmico. Quello che non è cambiato è invece il binomio artistico con Saverio Lanza, che qui si amplia ulteriormente (l’intero disco è in coabitazione, eccetto la title track scritta in gran parte da lui) ma si sgonfia degli ottoni e dei fiati presenti invece nel precedente disco. Si avverte in tutto l’album un lavoro di grande raffinatezza negli arrangiamenti e nelle costruzioni delle canzoni, che prendono in alcuni casi dei percorsi sorprendentemente inconsueti: è il caso di “Corri da Me” brano musicalmente fra i più originali del disco, con il suo spiazzante saliscendi sonoro, mentre “Il Senso Delle Cose” suona più rockeggiante grazie alla linea di basso new-wave e richiama la Donà di Tregua. C’è poi la title track a rimescolare le carte fin da subito, regalandoci una inedita Donà dal sapore battistiano, alla ricerca di venature molto seventies e retrò, realizzate anche grazie all’uso del doppio falsetto tanto caro a Bon Iver, e che ritroviamo anche nella particolare armonia quasi psichedelica de “L’Infinito Nella Testa”. C’è poi la splendida chiusura di “Senza Parole” a rimettere le cose a posto, resituendoci una Donà più consueta in classico stile à La Quinta Stagione.

Un disco di Cristina Donà è quasi sempre un gioiello prezioso, una piccola gemma da custodire ed amare, nutrito di una femminilità mai scontata, né leziosa. Vale così anche per “Così Vicini”, un lavoro in cui lasciarsi immergere con calma e pazienza, un altro importante e significativo capitolo della sua carriera che – a guardar bene – non ha mai prodotto dischi pieni e perfetti, piuttosto dei piccoli grandi tasselli di un percorso cangiante ma sempre di altissimo livello. La classe – come si dice – non è acqua e in questo caso, è decisamente femmina. Rallentate progressivamente e infine fermatevi ad ascoltarla, ne varrà la pena.
[schema type=”review” name=”Cristina Donà – Così Vicini” author=”Patrizia Cantelmo” user_review=”5″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]