Babalot – Dormi o Mordi

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Basta un verbo per volare e 

un aggettivo per non morire 

(Evasore)

Babalot è una creatura strana: una creatura che inizialmente credevo essere costituita da un singolo componente, poi ho scoperto invece essere multiforme; e allora nella mia immaginazione si è formato un nuovo Babalot: un collettivo, un parco giochi dove tanti omuncoli romani si riuniscono e giocano componendo poesie, pizzicando chitarre scordate e stonando un po’ in ogni dove, perché infatti il vero punk nasce solamente perdendo serietà ed obiettivi. Una creatura intensamente interessante, quindi. 

E da qui nacque la voglia di vederli dal vivo, desiderio realizzatosi qualche mese fa a Roma, al Teatro Valle Occupato: prima di tutto quel trambusto, che vide la chiusura dello spazio, uno tra i più attivi centri culturali di Roma.

Durante quel concerto, hanno confermato l’impressione che mi ero creato, ovvero l’impaccio di un gruppo di ragazzi stralunati, ma molto bravi e ricchi di fantasia: descrizione che risponde alla loro volontà di non rendere la musica un mestiere (chi si ricorda la bellissima Canzone di protesta contro i cantautori, dove si diceva non può essere normale prendere soldi per cantare, come se un bel tramonto lo si dovesse pagare). Tant’è che ogni tanto la creatura Babalot va in giro chiedendo qualche serata nel fine settimana, anche gratuitamente, basta che gli si ripaghi la benzina, e gli si offra un posto letto. Babalot è tutto questo: l’essere seri e tristi con però delle carinissime orecchie da coniglio in testa. E chi potrebbe mai prendere sul serio una creatura del genere? Nessuno, nemmeno i musicisti stessi che ne fanno parte. Ma è per questo – sarà anche per la nostra romanità condivisa – che c’è tanto amore, e tanta attesa per ogni disco, per ogni EP, e per ogni caldissimo concerto.

Quando uscì la campagna per finanziare tramite crowdfunding questo Dormi o Mordi, fu tutto un friccico: finalmente anche noi ascoltatori potevamo entrare nell’immenso parco giochi Babalot, potevamo dare il nostro contributo allo sviluppo di un disco che già dalle premesse sembrava meraviglioso; e le attrazioni, ad oggi, sono ancora tutte da scoprire: una sorpresa ad ogni canzone. Dal lo-fi al lo famo bene: e il risultato è un disco più suonato, più costruito, complesso. Dal cantautorato echeggiante di Un ragazzo, alle fughe sulle corde di nylon di Come stai?. E questi appena citati sono i pezzi più riusciti dell’intero disco, in quanto riescono a fondere in maniera completa gioco e ricerca, tra il divertissement e l’esistenziale che qui vogliamo riassumere in questi versi: un ragazzo che non voleva più parlare, si cucì la bocca con la polvere da sparo, da Un ragazzo. La notte arriva dappertutto col suo buio, si potrebbe dire, per giustificare a questo connubio dialettico.

Entrare nel parco giochi Babalot è un’esperienza durante la quale si incontrano tante creature strane: si incontrano i Carpacho! nel bridge di Ottantaquattro, un po’ di Daniele Silvestri in Riccardo, storia di un bagno occupato da un cervo dallo stesso nome della canzone, in una narrazione dove cori alla Beach Boys contornano simpatiche bizzarrie poetiche; Alessandro Fiori in La gente e tanto, ma proprio tanto, solito e coloratissimo Babalot.

E ricordate: chi dorme, non morde Babalot: come suggerisce il gioco anagrammatico.

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