Elli De Mon – II

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Vicenza, Veneto: alzati e produci, bevi e suona, in maniera cattiva. Forse ha ragione Elisa De Munari in arte Elli De Mon, almeno a giudicare dalla tenacia che mette nelle sue performance live. Diplomata al conservatorio, tutto si può dire della nostra tranne che non sia un’artista in grado di muoversi all’interno di un vasto parco musicale senza perdere un centimetro della propria identità. Ragazza tosta Elisa. Dalla formazione classica con predilezione per Sitar e Contrabbasso, passa alla musica indiana senza passare dal via; se ne innamora, tanto da studiarla coadiuvata da veri maestri Indiani. Istintiva, esordisce a suon di Garage-Rock come chitarrista negli Almandino Quite Deluxe, per poi invaghirsi del Folk portando in giro per l’Europa la sua versione sul tema con i Le-Li – due dischi e un Ep su Garrincha Dischi.

Avida di musica fin dalla tenera età, cresce a braccetto con i mostri sacri del rock: siano i Led Zeppelin, Hendrix o Jeffrey Lee Pierce.  Sviluppando una passione viscerale per il Blues, qui portata a definitivo compimento. Il suo, è un ritorno alle origini di un suono, che dopo l’esordio omonimo si perpetua con questo secondo bellissimo lavoro. Chitarra resofonica, grancassa, sonagli, voce, amplificatore saturato e un monito: “nella sua band c’è spazio per una sola testa di c” – come dichiarato qualche tempo fa. In realtà, la bella Vicentina non è mai sola. Mediante la sua musica rievoca continuamente gli spiriti dei suoi padri ispiratori, vengano questi dal MississippiFred McDowell – da New YorkBob Brozman – o da Varanasi, India – Ravi Shankar.

II è una pasticca di feromoni sbriciolata in una tazza di Jack Daniel’s. Fin da subito, lo stomp incalzante di “Zen Song” prefigura questo: libertà. La paura non abita qui, esorcizzata ed incenerita dal Rock’n’roll della tradizione e cesellata ad immagine e somiglianza della polistrumentista Vicentina. L’oscurità, rimane un ambiente pericoloso dove recitare la parte del predatore – Ouroboros. Mentre il giorno rimarrà sempre buono per sciogliersi i capelli e ballare sotto i raggi del sole – Wild Blues. In barba al resto, al mondo.