Torres – Sprinter

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Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.
(J. Donne, Nessun uomo è un’isola)

Torres è il punto nuovo, la prospettiva diversa, la fuga e l’attaccamento, la madre e la figlia: la superficie e il nucleo. È qualcosa che semplicemente non è: cosa vuol dire scrivere? A volte la poesia assume la più perfetta forma di una preghiera. Spesso, invece, è una sommessa guerra civile: ogni parola è vestigia. Tratti negativi, tratti positivi: tutto è interagente, tutto è interdipendente; nulla esce fuori da sé stesso se non per farvi ritorno. Sembra quasi si parli di scomposizione psicologica, alle volte di decomposizione biologica: fatto sta che tutto procede verso una forma di sottrazione vantaggiosa, sebbene sempre più dolorosa. Torres, ovvero Mackenzie Scott, rappresenta esattamente questo: un’infinita partecipazione all’infinito, che è composto di presenza e non. Ed ecco spiegato perché il discorso è iniziato proprio da quella poesia di John Donne che tanto riecheggia nel titolo di Son, you are no Island, simbolo della partecipazione metafisica della quale andiamo parlando.

It was almost like I was looking at Earth and just observing it as another – not necessarily as a person, but as a spiritual being. I wanted to make a record that allowed me to explore my past (…) from a cosmic, futuristic perspective.

Sprinter è l’uomo che fugge, anzi è l’uomo che ricorda di aver corso lontano, misurando su ogni passo una minuscola vittoria. È l’uomo che sa anche di essere sceso a compromessi con la propria libertà (there’s freedom to, and freedom from) e oggi vorrebbe godere della tranquillità: Well, what I did is what is done/ the Baptist in me chose to run/ but if there’s still time to choose the sun/ I’ll choose the sun, I’ll choose the sun. Come fermarsi? Dove?

È sopratutto New Skin è introdurci in un mondo nel quale il contatto con noi stessi è andato perduto: You will find me right where I fell/ I am a tired woman/ in January I will just be twenty-three. Allora è giusto riconoscersi per i tratti negativi, per le fragilità, per tutto quello che è caduto dalla nostra pelle: There’s nothing in this world I wouldn’t do/ to show you that I’ve got sadness, too; o almeno questo è quanto ci viene detto in Ferris Wheel. 

Sprinter è prima di tutto un percorso. Religioso, adolescenziale, maturo, oscuro, grunge. Ironia e commozione. Alle volte sembra di guardare una pietra muoversi nel deserto, poi invece vediamo che c’è della carne. E così non mandare mai a chiedere a chi appartiene: è la tua.

The darkness fears
What darkness knows
But if you’ve never known the darkness
Then you’re the one who fears the most
(New Skin)