Mai Mai Mai – Petra

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Quando un musicista racconta se stesso, è sempre una storia fatta più di sensazioni che di parole: l’essenza del disco viene trasmessa, ogni singola emozione filtrata attraverso l’immaginario soggettivo di chi ascolta – il sentimento condiviso.

Toni Cutrone aggiunge un tassello alla sua trilogia mediterranea, autobiografia musicale iniziata con Theta (Boring Machines), seguita poi da Delta (Yerevan Tapes), la quale presto si concluderà con Phi.

Appendice all’opera, Petra dipende da essa ma è essenziale nell’espandere e completare il percorso di Mai Mai Mai. Petra è elemento integrante del paesaggio. È lo scoglio contro cui si stagliano e si increspano le acque tumultuose di Delta – la roccia scavata dalle gocce di pioggia elettrica di Theta.

La nave fantasma che solca le acque mitologiche del secondo disco della trilogia si è sfracellata contro la costa – facendo naufragare il nostro. Bassae, il risveglio del superstite. I polmoni bruciano per via dell’acqua salata. La testa gira. Non è un ventre morbido, quello che lo accoglie: è il deserto di roccia, inerte. Il sole non filtra più attraverso la marea, ma picchia e acceca.

After I woke up everything disappeared.
Sunlight in my eyes brought everything away.

Il mare è sparito e – per quanto imponente ed impietoso – è il grembo a cui fare ritorno. Attraverso un’allucinazione psichedelica, Mai Mai Mai ne scorge il richiamo: Pélagos. Non è un miraggio l’acqua che finalmente bagna i piedi, madre antica e spettrale.

Il ritorno al mare sancisce quindi l’epilogo dell’avventura: Petra è infine un ricordo, un’esperienza da cui imparare, nonché una prova superata a pieni voti – nuovo contributo alla causa chiamata Italian Occult Psychedelia. Da dosare con parsimonia, aspettando con ansia l’arrivo di Phi.