Jamie Woon – Making Time

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Londra comincia a rabbuiarsi nel suo mantello fumoso, al microfono un moderno crooner intrattiene folle in downtempo. L’atmosfera diffidente di queste giornate chiama in soccorso vinili d’altri tempi. Nel petto gira The Nightfly di Donald Fagen, agli occhi balena Barry Champlain, l’uomo che Oliver Stone fece morire nella melma delle stesse sue parole. La sincope jazzata (with jazz and conversation canta lo stesso Fagen) che si converte in sentimento difronte a un trasduttore, che fa sciogliere la neve come i bassi sintetici di James Blake, che edifica tempo furtivamente luminoso, al pari di un cielo berlinese, nel nuovo lavoro di Jamie Woon.

Each project takes as long as it takes. It’s quite common for me to start a song and then sit on it for two years before I finish it. […] Part of the reason this record took so long is that I wanted to feel like a new person, releasing a new record.

L’intimità, il controllo del microfono, i beat rallentati fino a radicarsi in un ambiente sonoro buio, sinuoso, a volte profondo e seducente come il pavimento nero e colloidale di Under the Skin – lo tsunami elettronico verso la conclusione di Sharpness ne è il corrispettivo musicale perfetto, anche se ancora molto lontano dalla potenza razziatrice di brani come I Never Learnt to Share dell’imberbe Blake -; tra il comincio raccolto in canzoni nate with a broken verse (come si canta in Movement) e la fine calda e prostrata alla pelle e al calore di Skin, questa volta senza tirare in ballo l’aliena Scarlett Johansson. Questi sono i movimenti oscillatori. Il risultato è solido, as steady as the thunder – citando l’ottava traccia di questo album -, libero dalle mani di Burial, come invece non fu nella lavorazione del precedente Mirrorwriting. Un compositore britannico entra in studio di registrazione, accanto a lui Burial. Esce da solo. Questo è il lato positivo di questo racconto. Il nostro auspicio è che il mare anodino di questo disco possa diventare mosso e ancora più cupo in un futuro non troppo remoto, quanto è vero che è la profondità, il nero, che cerchiamo:

Dedicated to the unknown,

Dedicated to the moonlight,

Dedicated to the elements,

Dedicated to the never known,

Dedicated to all another life.

(Dedication; Jamie Woon)