The K. – Burning Pattern Etiquette

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Ormai tutti bevono “d’abbazia”. La birra spopola, e sono tutti grandi esperti di IPA, DIPA e quant’altro, persino l’oktoberfest è considerato da profani: troppi sette litri di Hb per pensare di tornare a casa in macchina e non volando come mongolfiere portate dal vento. Tutto dimenticandosi del fatto che fino a ieri si decantavano le doti organolettiche dell’Heineken. Va detto però, che in Belgio le abbazie dedite alla produzione di birra cominciano a scarseggiare; anche se, già dal 2012, per gli amanti dell’Hardcore in viaggio di piacere (alcolico), un soggiorno nella capitale Bruxelles può regalare grandi soddisfazioni on stage. Parlo ovviamente dei paladini della scena locale, che lentamente stanno conquistando spazi importanti anche fuori dai propri confini.

Quando circa tre anni fa uscì il loro esordio “My Flesh Reveals Millions Of Souls” molti si chiesero perché nessuno prima di loro avesse pensato di mischiare Fugazi, Unsane per poi Hardcorizzare il tutto come lo farebbe un giovane in fissa per il grunge. Una cosa molto anni novanta, ma che funzionò. Oggi, la seconda prova “Burning Pattern Etiquette” cambia nuovamente le carte in tavola. La desolazione prende il posto della brutalità – Flatter Me (Caress Me Too) –, stemperando parte delle dinamiche segnatamente Hardcore in favore di un pachidermico incedere à la Melvins Sleeper Old. Un viaggio attraverso luoghi oscuri della mente, brulle steppe notturne popolate dai peggiori fantasmi. La scuffia per la band di MacKaye non sembra passata, ma resa densa ed incandescente. Un parco giochi in cui la band si diverte con intelligenza riuscendo nell’intento di far convivere Noise, Math Rock, Hardcore e Grunge attraverso una miscela che potrebbe mettere K.O anche il più esigente dei fan. Top pilsner.