Disappears – Irreal

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Sonorità claustrofobiche e contenuti lirici economici – compressi abilmente dalla produzione di John Congleton, presso gli Electrical Audio Studios di Steve Albini – danno vita ad Irreal, quinto album del quartetto di Chicago.
Otto esercizi di stile, tetrico e minimalista, volti ad incanalare una progressione binaria e prevalentemente cupa in un catalogo distopico, pervaso dall’inquietudine e da un elitarismo industrial-noise.

Sollevando una foschia atmosferica con ‘Interpretation’ e trafiggendola con il riecheggiare ovattato dei tamburi, esplorano spazi inquieti in cui la voce di Brian Case assume quei connotati ultraterreni resi successivamente più palpabili dal kraut-rock di ‘I_O’. Transizioni gotiche e intriganti pennellate cold-wave che la staticità di ‘Another Thought’ mantiene inalterate nella sua struttura ipnotica e astratta, alimentando il protagonismo di Noah Leger e le sue percussioni adrenaliniche. Un costante e implacabile avvicendamento sperimentale in cui il nevrotico e accanito riverbero di ‘Mist Rites’ ed i feedback di ‘Navigating the Void’ ne rinvigoriscono la spasmodica interazione estetica. Un minutaggio rigorosamente anti-melodico che attinge a piene mani da una tradizione oscura ed eterea, potenziata da una corpulenta decostruzione alienante rispetto alla tracciabilità meccanica offerta dalla metrica contemporanea di A Place to Bury Strangers e The Soft Moon.