Loveless Whizzkid – Name Improvements For Everyday Stuff

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Cominciamo dal nome della band: “Loveless Whizzkid“, che tradotto, un po’ liberamente, vuol dire qualcosa come “Genietti Senza Cuore”. Adesso passiamo invece al titolo del disco: “Name improvements for everyday stuff“, che tradotto, altrettanto liberamente, vuol dire “La stessa pappa di sempre in una ciotola più bella”.

“Power Trio”, così si definiscono questi baldi giovini provenienti da Catania. Cantano in inglese: una cosa poco gradita dal sottoscritto, e non certo per motivi di nazionalismo. Ma basta ascoltare il trascinante singolo “Talking to strangers” per dimenticarsi un attimo del caro vecchio Mogol e lasciarsi trasportare da questo E.P, seguito del full-lenght d’esordio datato 2013, che fin da subito si sintonizza sulle frequenze giuste. Ok, ma quali?

In sostanza, si tratta di un noise-pop tirato e slabbrato allo stesso tempo, che guarda tanto alla lezione dei Pavement quanto a quella di altri gruppi illustri come Dinosaur Jr. Presidents of the U.S.A, il cui ascolto ha forse fornito più di uno spunto melodico. Una suggestione, questa, presente soprattutto in “Trigger” e nella conclusiva “Home-made messiah“. Certi appannamenti delle chitarre, nei momenti più noise, non possono non ricordarci che la parola “Loveless“, oltre ad evocare il nome della band, è anche il titolo del celebre capolavoro dei My Bloody Valentine. Eh già, perché in questo calderone di rock ibridato anche lo shoegaze ha la sua piccola quota sonora. Ma non solo. Al banchetto infatti è invitata anche la psichedelia, alla quale, va detto, è stato riservato un posto d’onore. L’esempio più lampante ce lo fornisce “Fit for a windy place“, col suo punk che lentamente si sfalda sprofondando in quelli che una volta, sulle riviste musicali, venivano chiamati “abissi lisergici”.

Al di là di eventuali obiezioni che potrebbero mettere in dubbio l’originalità, o se preferite l’estro ideativo, della musica composta dai Loveless Whizzkid, questo disco, nell’odierno panorama di abbuffate digitali, si rivela una pietanza succulenta e un filo stravagante, che fa perfino alzare da tavola con un po’ d’appetito. E se la digestione è salva, anche il piacere estetico per un certo tipo di rock, quello che rimescola le sue stesse carte alla ricerca del jolly vincente, può ritenersi soddisfatto. E anche se fosse tutto un abbaglio, anche se fosse la solita pappa di sempre, bisogna riconoscere che la ciotola, almeno in questo caso, non è affatto male.