Teta Mona – Sheena

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Certo che il nome Teta Mona starebbe molto bene a una band sepolcrale, percussiva e tribale. Invece Teta Mona è una ragazza e fa reggae-dub. No, diciamola meglio, Teta Colamonaco fa dub oggi, in questo preciso momento che segna il suo ritorno all’originaria Puglia, in compagnia di un decisivo Prince Jaguar. Ma, lo sottolineiamo da subito, lei è anche parecchie altre cose: è una con la valigia, una batterista, una che ha fatto parte di una band come gli Screaming Tea Party, una che non fa delle foto qualsiasi, una che si è fatta una reputazione suonando in giro e ripartendo quasi da capo ogni volta.

Il suo suono, nelle altre vesti indossate ha avuto un’impronta cantautorale, rock, talvolta rumorosa che in questo EP di quattro tracce lascia il passo ad un canovaccio di elettronica, calore, soundsystem e ondeggiare in levare. “Collie Apple” galleggia perfettamente in un torpore mediterraneo che abbraccia l’approccio internazionale di Teta Mona: Londra e New York non sono state esperienze di cinque minuti. Dal mondo anglosassone è planata dalle (sue) parti di Altamura per riprendere il filo con qualcosa che aveva dentro sé e sotto i suoi piedi. Per fortuna c’è quel quadro più ampio intorno che consente di leggere meglio la breve release in questione. Secondo noi va intesa come un fotogramma. Certamente curata e ben prodotta ma poco più di un frame, anche (e forse soprattutto) perché davvero concisa.

Sheena rappresenta principalmente una sfaccettatura delle molte di cui dispone la titolare. Il singolo “Stronger Than Pain“, in chiusura, gira bene e il video anche. Forse è la traccia più accostabile all’opener già citata e invita quasi a far ripartire la giostra. Le quattro tracce insistono sui medesimi spazi e d’altronde lo spirito di un EP è questo: non è la sede per essere eccessivamente versatili, sennò si perderebbe di vista il concetto che lo tiene in piedi. E il senso di Sheena sta giù, nelle radici.