The Black Veils – Blossom

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

“Eleganza, artigli affilati e ninne nanne raccapriccianti”

Quando una band è in grado di descrivere perfettamente la propria estetica, spesso, ci si trova al cospetto di lavori solidi ed ispirati: e la frase di cui sopra ne è la summa perfetta. Blossom, primo capitolo della, speriamo lunga, saga a nome The Black Veils, va ad aggiungere l’ennesimo lavoro di fregio al comparto dark-wave nostrano — già popolato da band di assoluto rilievo, e spesso dimenticate, come: The Winter Severity Index, Other Voices, Sorry, Heels e Two Moons.

Un lavoro che trova nella raffinatezza l’arma vincente, filtrando le influenze di genere più inflazionate — The Sound, The Cure, The Chameleons, Echo & The Bunnymen, Morrissey, The Smiths —, e manipolandole senza mai sfociare nella devozione calligrafica. La scelta della lingua inglese, ed un cantato — dell’ottimo Gregor Samsa — che non lesina certo in teatralità chiudono il cerchio.

Analizzando la prova, emerge forte quella creatività implicita che si manifesta ad ogni rinascita — non a caso l’album s’intitola Blossom. Così, la band di stanza a Bologna, forte di una grande coesione d’insieme, inanella dieci potenziali singoli capitanati da quell’Army Of Illusion (Pt1) dal profumo di Cure e Chameleons. Esplode il riverbero del synth in brani come “The Fall“, ed i battiti gelidi della drum machine fungono da tappeto a “King Of Worms“. Chiude la splendida e punk addictedOut of The Well” — dedica mai celata a David Michael Bunting (Tibet) dei Current 93. Degna di nota persino la copertina a cura di Pierpaolo Barresi.