Witchcraft – Nucleus

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La divinità pagana che alberga nelle corde vocali di Magnus Pelander torna dopo quattro anni dalla pubblicazione dello splendido Legend” — con una line up sostituita di basso e batteria — accompagnandoci  nella tormenta di “Nucleus“: il centro di tutte le cose, l’elemento invisibile da dove si origina e prende forma tutto.

Il timido e ispirato Pelander, deus ex machina di rara densità poetica, è capace di trasformare un ascolto in quel viaggio trascendentale hard’n’heavy che non t’aspetti. Una meraviglia musicale che assomiglia tanto alla trasposizione musicale del “viaggio dell’eroe”: di quel magico processo di trasformazione capace di condurti al minuto settanta rinvigorito nello spirito e nell’anima. Doom, hard rock, heavy e sperimentazione, per un lavoro corale orchestrato dal genio e dall’ispirazione del nostro sincopato narratore, sciamano contemporaneo e arcaico alla stessa maniera.

Un lavoro che spiega le vele tra cadenze lente e mari in burrasca, prendendo il largo da tutti quei suoni che il nostro limite umano, fragile alla catalogazione, ci fa chiamare “metal”. Dalle liriche folk della dilatata Nucleus, summa e sintesi della band, al ritmo spezzato a metà di The Outcast — forse il più facile da ascoltare, con quell’accenno nemmeno troppo blando alla lezione dei Jetro Tull — il nuovo episodio della saga Witchcraft ti inchioda alla partitura attraverso un delirio sabbatico danzereccio. Un disco non di facile ascolto, ma un lavoro di rara bellezza: proprio come certe albe incastonate come diamanti nella tempesta.