Ropoporose: giovinezza dall’animo vintage

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Pauline e Romain sono due fratelli che decidono di fare musica insieme sotto il nome di Ropoporose. Sono giovanissimi, neanche 40 anni divisi tra i due, e propongono un rock spumeggiante con uno sguardo rivolto a un sound anni Novanta.  Abbiamo intervistato Pauline, la metà femminile del duo, per svelarci tutti i retroscena sul loro album d’esordio “Elephant Love”.

 

“Ropoporose” è un nome originale per un duo, quasi onomatopeico. Da dove nasce?
In realtà, è semplicemente una fusione tra i nostri due nomi, Pauline e Romain (Popo e Roro) con l’aggiunta di una sillaba finale. Non avevamo idee e così mio fratello ha deciso per conto suo e ci siamo chiamati in questo modo di default. Sono ancora arrabbiata con lui per questo!..anche se adesso mi sono abituata al nome.

Due fratelli che decidono di fare musica insieme, come nasce questo sodalizio?
Abbiamo cominciato a suonare insieme quando abbiamo iniziato ad ascoltare le stesse cose. È avvenuto nel momento in cui abbiamo trovato un punto d’incontro nei nostri gusti musicali. Così abbiamo iniziato a suonare la musica che ci piaceva, come per esempio un brano dei californiani Girls. Mio fratello è pazzo di loro. In realtà tutto è avvenuto naturalmente, nessuno di noi due si è sentito costretto a suonare.

Batteria, chitarra, synth, loop-station, mescolati alla voce: in che modo coesistono questi elementi nella vostra musica?
Credo che ogni elemento dipenda da e viva per gli altri, perché quando siamo in fase di composizione cerchiamo sempre di pensare a tutti gli strumenti come a un elemento unico. Non è il caso della parte cantata, che viene sempre dopo la realizzazione della partitura strumentale. Difficilmente pensiamo alla batteria slegata dalla chitarra e viceversa.

I vostri brani sono in inglese. Come mai non avete scelto la vostra lingua madre?
Non mi sembrava così naturale lasciar esprimere l’anima dei Ropoporose in francese. Sono poi molto affascinata dalla lingua inglese, che ho anche studiato. Lo scrivere i testi in inglese è stato anche una sorta di buon esercizio in tal senso. Entrambi scriviamo in francese in altre circostanze e per conto nostro, ma, per il momento, l’inglese corrisponde al meglio a quello che abbiamo da dire, a un significato fatto di idee vaghe e nebulose. Potremmo però scrivere in francese un giorno, staremo a vedere!

Ci raccontate un po’ la genesi del vostro primo album “Elephant Love”?
Elephant Love è il risultato di un anno di lavoro. È uscito in Francia nel gennaio 2015 e ingloba al suo interno i nostri inizi e le nostre prime canzoni, comprendendo tutto ciò che avevamo realizzato durante il periodo di registrazione. Ecco perché si presenta come una sorta di medley.

Parlando di qualche brano, in “Birdbus” sembra di percepire una certa dose di libertà e magia, che significati nasconde questo brano?
Birdbus è un brano che abbiamo scritto per l’estate. Senza preoccuparci più di tanto, abbiamo voluto realizzare una canzone che rappresentasse al meglio il divertimento. Il testo della canzone è quasi un nonsense, non significa nulla in termini di contenuti reali e puri, ma sicuramente fa riferimento alla magia e alla libertà, come quella di un uccello che prende le sembianze di un bus e che può trasformarsi in una barca.

Quali speranze si celano invece dietro il pezzo “Desire”?
Desire è un brano che Roman ha scritto in un periodo di grande disordine emotivo e di amore profondo nei confronti della poesia.

E della malinconia di “Consolation”, alla quale è affiancato un video altrettanto intenso, cosa mi dite?
Consolation è una delle prime canzoni che abbiamo scritto. Ha un testo che cerca davvero di dipingere un’atmosfera reale. Il video è stato realizzato da Margaux Chetteau che ha messo su carta le sue impressioni in merito al brano. È sempre bello far interpretare il proprio lavoro a qualcun altro, offre una visione differente dello stesso. Amiamo il lavoro di Margaux ed è stato un piacere collaborare con lei! Speriamo ci siano altre occasioni di lavorare insieme in futuro!

La vostra musica è molto varia e sembra allontanare l’idea di rimanere chiusa all’interno di un genere preciso. Nonostante le tante etichette che forse vi vengono date, come definireste il vostro stile?
Non saprei come definire il nostro stile, quando iniziamo a comporre una canzone non pensiamo a un genere preciso. Cerchiamo solo di sentire il pezzo e sentiamo spesso cose visibilmente differenti. Abbiamo molteplici influenze che percepiamo in quasi ogni brano dell’album. È un po’ come dire: “Oh quando abbiamo scritto questo pezzo stavamo ascoltando molto i Peter Kernel e questo brano ha un sound molto simile agli Arcade Fire”. Il nostro stile sicuramente corrisponde un po’ all’idea che abbiamo delle band che amiamo come Blonde Redhead, Joy Division, Girls o Sonic Youth. Forse il nostro album non è molto coerente, ma speriamo comunque che ci sia un filo conduttore da qualche parte.

Anche la copertina del disco è molto evocativa, in che modo si collega ai contenuti dell’album?
L’artwork è un disegno che è stato realizzato da Céline Delumeau, la ragazza di Roman. Non era stato originariamente creato per divenire la copertina del nostro album. Quando poi l’abbiamo visto, abbiamo subito pensato che potesse essere una buona idea. In primo luogo perché rappresenta due persone e anche perché è cupo, funesto e infantile nella maniera in cui è stato dipinto. Abbiamo trovato in esso degli aspetti che crediamo siano presenti anche nella nostra musica e così abbiamo deciso di utilizzarlo come copertina di Elephant Love.

Siete giovanissimi, ma il vostro approccio alla musica sembra quasi “vintage”. Come mai?
Ascoltiamo musica sin da quando eravamo bambini, soprattutto attraverso gli ascolti dei nostri genitori. Serge Gainsbourg, Genesis o i The Doors ci hanno in un certo senso iniziato alla musica. Credo che tutto questo sia visibile nei nostri gusti musicali e nel nostro modo di fare musica. Amiamo semplicemente questo tipo di sound. Spesso ci catalogano come una band dal suono anni Novanta e crediamo che questo sia molto lusinghiero!

Per concludere, vista anche la vostra giovane età, pensate che le nuove generazioni dovrebbero ancora interessarsi al sottosuolo della musica underground?
Se quando si parla di musica underground ci si riferisce a persone che fanno musica, pensando in primo luogo alla musica stessa, piuttosto che ai soldi che si possono fare con essa, e agli artisti che cercano di mantenere una certa etica, allora sì è qualcosa che dovremmo cercare di conservare e dovremmo tutti, oltre ai media, cercare di rivolgere la nostra attenzione in tal senso.