Turin Brakes – Lost Property

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Da un mese i ricordi del genio di Bowie sembrano vertere tanto su eclettismo e trasformazioni e poco sulla sua solida e intrinseca continuità. Parallelamente ci capita più spesso del solito (ma è una cosa passeggera) di valutare artisti e band secondo il canone della capacità di rigenerarsi. Ma parlando sempre delle tante facce di Bowie si rischia di trascurare proprio il suo nucleo più intimo: quella coerenza che resisteva agli stili, ai cambi d’abito, ai (suoi) personaggi, ai dischi di metà anni ottanta, alla drum’n’bass e alla morte. Morte e drum’n’bass sono messe volutamente insieme. Comunque, tutto questo discorso lo lasciamo a latere, per non allontanarci troppo dai Turin Brakes.

I Turin Brakes, appunto, non sono noti per aver cambiato pelle, stile, umore. O almeno non ci pare che lo abbiano fatto in maniera davvero evidente. Dall’inizio degli anni 2000 hanno macinato singoli, album, EP, tour, partecipazioni a festival e tutto il resto ma senza confondere mai le carte: rock d’impronta acustica era e rock d’impronta acustica rimane. Lost Property è il nuovo capitolo che li vede ormai diventati quartetto e non più duo. La maggior parte di questi undici pezzi può essere dimenticata con relativa facilità ma ce ne sono tre o quattro di un’incisività non irrilevante: come “96”, “Keep Me Around” e poi sicuramente “Rome”. Intendiamoci, il pop folk che praticano i Turin Brakes da una quindicina di anni non è quello di Fleet Foxes o Bon Iver. Non è scarno e ignudo neanche quando si limita a chitarra e voce. Quando nasce ha già dentro tutto il bene e tutto il male dell’essere inesorabilmente pop. Per questo, anche se è musica che viene indirettamente dal tempo in cui si diceva che “quiet” è il nuovo “loud”, non ha la ruvidezza forte di certe uscite acustiche recenti: si pensi all’ultimo Sufjan Stevens e alle botte che tira.

Il suono dei Turin Brakes è morbido ma è anche pieno. Di sicuro più vicino ai Travis di “Sing” e ai Coldplay primissima maniera che ai nomi citati sopra. Comunque quando la title track si dispiega nella sua semplicità di malinconia e ascensioni solenni, il piacere che si prova è di nuovo quello lì che conosciamo. E dunque nello scrivere questo preciso tipo di canzoni i Turin Brakes riescono ancora a dire qualcosa. Io non credo, ma magari Bowie voleva rifare Hunky Dory a oltranza tutta la vita e non gli veniva.