Suede – Night Thoughts

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Brett Anderson era il tipo che negli anni ’90 avrebbe fatto vacillare l’orientamento sessuale di chiunque, o meglio, di qualunque lesbica o maschio etero che posasse occhi e orecchie sull’universo Suede. Sia messo agli atti.
La sua grazia androgina, insieme al suo talento canoro, aveva ben pochi rivali. Forse giusto Brian Molko dei Placebo poteva rubargli lo scettro di wet dream della monarchia inglese.
La fiamma femminea degli occhi, i tratti armoniosi del viso, eppure ammantati da una certa durezza, rigidità, tutto ciò contribuì a scolpire l’ambiguità del suo monumento. Quasi un figlio del proletariato dalla doppia vita. Quasi una faccia da poliziotto che di notte va a caccia di marchette. Materia somatica per il cinema umanista di Ken Loach, umanista nell’accezione più marxista del termine, e al contempo feticcio da passerella brit-pop, dotato di un’ugola capace di volare come un dolce fringuello sulle ottave più a destra del pianoforte. Tanto che a volte si ha il desiderio di andarlo a cercare, pur sapendo che è inutile, fra i volti immortalati nelle copertine dei The Smiths. Se non in primo piano, almeno sullo sfondo.

E dunque, con un salto ellittico che offuschi, sotto l’arco parabolico, quanto avvenuto fra lo scioglimento del 2003 e la reunion del 2010, arriviamo a questo “Night Thoughts”, settima prova in studio della band, la seconda della loro nuova vita artistica, a tre anni dal precedente ed acclamato “Bloodsports”.
Ed è proprio alla luce del penultimo, e bellissimo, album del 2013 che va letta questa folta raccolta di canzoni sofferte, che narrano di storie tormentate, di vite al crepuscolo, di amori finiti, e di amicizie sepolte nello scrigno dei ricordi.
È alla luce di “Bloodsports”, dicevamo, che va letto, ed ascoltato, quest’ultimo lavoro, come se fosse un sequel. E se la luce di un tempo era quella dei riflettori di MTV, che illuminava d’effimero gli adoni tossici del brit-pop, adesso al suo posto c’è una torcia da ferramenta, assai meno glamour, ma ottima per perlustrare lo scantinato dei pensieri notturni a cui fa riferimento il titolo. Una fiaccola marca de profundis, che richiama altre fiaccole, come le quasi cinquanta candeline spente da Brett Anderson, nel passaggio di testimone dal ragazzo di un tempo all’uomo di oggi. Di conclamata mezza età, ecco.

È un legame stretto, quello fra i due dischi, a partire dall’assonanza fra i titoli, tanto simili musicalmente, quanto diversi a livello concettuale. Ma gli sgoccioli della vita, protagonisti assoluti di entrambe le raccolte, ci insegnano infondo che il passaggio dalle olimpiadi della carne a quelle della depressione è stato comunque breve.
Da una fame di sesso brutale, ma tutto sommato stanca, tutto sommato di routine, così come si intuisce dalla copertina di “Bloodsports”, si arriva alla solitudine di un vagare senza meta, sospesi nel vuoto, o peggio, sorpresi nell’atto di sprofondare, come invece suggerisce “Night Thoughts”.
A ben vedere, sono i soliti temi che i Suede hanno sempre trattato. Niente di più, niente di meno. E invece no. Forse una differenza c’è. Perché il signor Brett “quasi mezzo secolo” Anderson la sua sfida contro il tempo, almeno artisticamente, l’ha vinta. E col passare degli anni, le liriche e l’interpretazione hanno guadagnato in spessore e credibilità.

Non si ripete il miracolo pop di una “Barriers” o di una “For The Strangers”, ma questo “Night Thoughts”, come secondo atto della rinascita, ricalca gli episodi migliori del predecessore senza farne una mera copia, impreziosendo la cornice sonora ora con ricami orchestrali (“When You Are Young”), ora invece insistendo su un versante più rarefatto (“Pale Snow”, “Tightrope”). Ma all’appello non mancano brani più immediati, come “Outsiders” o “Like Kids”. Ragazzini, appunto. E per un attimo ti ci fanno anche credere.