JUN – “Strategie Oblique”

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Alessandro Lucatello, in arte JUN, nasce a Padova nell’orwelliano 1984. Si legge fra le sue note personali che suona il basso in un gruppo della suddetta città. È padovano insomma, ma dall’animo cosmopolita. Suona il basso elettrico, ma non solo. È un polistrumentista, a farla breve. “Strategie Oblique” è il suo primo album, ma il vero e proprio esordio solista risale al 2014, con l’uscita di un extended-play eponimo.

Il disco si caratterizza fin dalle prime battute per un certo gusto degli arrangiamenti, e per un eclettismo stilistico che è insieme croce e delizia di tutta l’opera. Ci troviamo infatti in una sorta di giro turistico musicale concentrato in 11 tracce + 1(la ghost-track “Reverse”), al termine del quale la nostra cassetta postale uditiva sarà ricolma di cartoline synth-pop, shoegaze, new wave; in più non mancano ballate elettroniche impreziosite da abbellimenti orchestrali barra sintetici (“Che ne sarà di noi”), e nemmeno improvvisi squarci di furia vocale alla Verdena (“Pohoda”). Echi dei tre bergamaschi ci raggiungono anche nell’iniziale “Reeperbahn”, che nei primissimi secondi sembra quasi una versione sinfonica della loro “Luna”, e in “Le luci di Berlino”(per chi scrive la migliore della raccolta), che oltre a vantare un’ottima linea vocale sfoggia un bel gioco di dinamiche fra basso e batteria. A tal proposito, occorre ricordare che ogni parte è scritta, suonata, e registrata dallo stesso JUN.

Il solo problema del disco, che è e rimane un mirabile campionario di capacità esecutiva e compositiva, va riscontrato nell’assenza di un’identità precisa. Eppure, visto da un’altra prospettiva, lo stesso problema potrebbe rivelarsi il punto di forza, o meglio, di interesse, dell’intero lavoro del factotum padovano. “Strategie Oblique” è dunque un disco problematico, che spesso sfugge alla comprensione, e altrove invece si rivela come un’epifania inaspettata. E la frase che lo descrive al meglio è contenuta proprio nel brano “Le luci di Berlino”:

“A volte colpisce e lascia il segno
A volte confonde, cambiando pelle”

POST SCRIPTUM:

Si parla ormai da giorni, forse per colpa di qualche strana sostanza allucinogena in circolo nell’aria, di Niccolò Contessa come possibile erede di Franco Battiato. Ecco, credo che non lo si possa dire neanche di JUN. Ma forse il paragone  è meno azzardato.