Dead Meadow @ Init Club (Roma) – 03 giugno 2016

Attitudine e visual
Stordito ancora dal recente concerto dei Motorpshycho dello scorso 10 maggio – sempre all’INIT –, mi approcciavo allo spettacolo dei Dead Meadow con qualche timore. Il punto, è che dopo aver viziato i propri apparati uditivi con le note del suddetto combo norvegese, è dura da digerire qualsiasi altra cosa, come minimo sarebbe necessaria una decantazione di qualche mese.

Per fortuna sono stato smentito. Nessun paragone, ovviamente – sarebbero in questo caso davvero impropri vista la distanza fra le due proposte musicali. I Motorpshycho sono artefici di una musica “totalizzante” che abbraccia tutto il rock dalla sua genesi fino all’attualità, mentre i Meadow approcciano alla materia facendo leva su di una psichedelia “Stoner” di chiara matrice “Kyussiana”.

L’unico punto di contatto, che mi sentirei di azzardare, è proprio nell’intensità sonora: entrambi nella dimensione live coinvolgono, fino a farti entrare nel loro mondo visionario.

Ad aprire il concerto della band statunitense, i romani Meet the Wolf, un ottimo gruppo di chiara matrice Stoner, formatosi nel 2015 con all’attivo un Ep edito quest’anno: “Ourselves“. Gruppo da tenere d’occhio sia per capacità strumentale che compositiva, propongono un’estetica circoscritta ai territori di Queens Of The Stone Age e Kyuss ma rivisitata con grinta e passione davvero notevoli.

I “Meadow” si presentano sul palco verso le 23 con la classica formazione a tre, comprendente il nucleo storico: Jason Simon (voce e chitarra), Steve Kille (basso) e Juan Londono (batteria). Quest’ultimo sugli scudi con un drumming davvero potente e preciso.

Greensky Greenlake” – dal primo immenso disco omonimo dei Dead Meadow (di circa 16 anni fa) –, apre l’esibizione. Una lenta e ipnotica danza, quasi fosse la loro “Gardenia” (Kyuss). Il “groove” del gruppo ruota spesso intorno ad un’idea portante, una semplice melodia, sulla quale innestare un giro di basso ripetuto all’infinito, rinforzato da un drumming poderoso. La costruzione dei pezzi è affidata all’abile chitarrista, e leader del gruppo “Jason Simon”, capace di tirare fuori idee brillanti e brucianti, tali da non rendere mai derivativa la loro proposta musicale.

Una setlist capace di spaziare su tutto il repertorio della band, producendo una performance davvero convincente. Menzione speciale per le parti di “solo” ricamate dalla chitarra di Jason, il quale sfodera tutta il proprio talento in pezzi come: “Sleepy Silver Door” – tratto da “Feathers” del 2005, forse il miglior disco dopo l’omonimo del 2000.

“Quando ero giovane , ho viaggiato in terre lontane. Un castello nasce da un mare di sabbia. Le sue torri brillano nel calore del sole. Cullati dal soffio della brezza i miei pensieri dimenticati scendono verso il mare. Così ho vissuto una vita che era il mio sogno. Impossibile trovare una chiave per la porta d’argento“

Audio
Nulla da eccepire, tutto ha funzionato a meraviglia. Perfetto l’incastro degli strumenti, curioso il drumming del nuovo batterista. Una performance alle percussioni con movenze da marionetta, che colpisce per estrema precisione e originalità d’esecuzione – muovendo le bacchette come fosse un soldatino caricato con una molla.

Set list
• Greensky Greenlake
• Babbling Flower
• Mr. Chesty
• Golden Cloud
• What Needs Must to Be
• Eyeless Gaze/Don’t Tell the Riverman
• Keep on Walking
• Rains in The Desert
• Sleepy Silver Door
• At Her Open Door
• Good Moanin’

Pubblico
Init non proprio pieno, con un pubblico piuttosto giovanile e non oltre i 35 anni, chiaramente a rovinare la media: il sottoscritto.

Conclusioni
Non capita spesso di vedere band che nella dimensione live mostrino un’intensità così forte e coinvolgente.
Attendiamo adesso con ansia, dopo 3 anni di astinenza, un nuovo disco.

Testo: Gianluca Maccari
Foto: Salvatore Marando

12660310_10208596264526896_248148139_n

About Romina Zago

Romina Zago, classe 1981, toscana. La sua passione per la fotografia non ha età, essendo nata e cresciuta in mezzo a macchine fotografiche di ogni tipo grazie al padre che le ha trasmesso la passione di guardare il mondo da un obiettivo. Appassionata di fotografia live e ritratti, per lei la fotografia è una necessità.