The National @ Pistoia Blues Festival – 12 luglio 2016

Cosa rappresentano i The National per tante persone diventate musicalmente adulte negli ultimi dieci-quindici anni lo si capisce alla perfezione proprio andando ad un loro concerto. La band che si spende tantissimo sul palco, vive il live come momento unico e carico di emotività, una band il cui carismatico frontman molto spesso si disinteressa della performance prettamente tecnica per donarsi cuore in mano al suo pubblico, parte integrante e fondamentale di uno show caratterizzato dalla condivisione di emozioni e canzoni, in cui sembra quasi celebrarsi un piccolo rito catartico fra la folla e i musicisti. Un rito che ha avuto i suoi momenti imprescindibili anche questa volta.

Ad aprire la serata del Pistoia Blues Festival, l’autore di uno dei dischi più belli dello scorso anno: Josh Tillman aka Father John Misty: una data molto succosa – l’unica italiana per i The National- che attira gente da tutta Italia.

ATTITUDINE E VISUAL 

Le due performance dal punto di vista del visual risultano diametralmente opposte, mentre potremmo definirle sostanzialmente simili dal punto di vista dell’attitudine, con i dovuti distinguo da tener presenti legati alla popolarità maggiore della band di Brooklyn, che può contare su una partecipazione molto più sentita da parte della platea.

La prima questione è legata soprattutto all’orario di esibizione, decisamente difficile per Father John Misty che sale sul palco alle 20 svizzere, quando gran parte del pubblico deve ancora arrivare ed il sole è  l’unica fonte di illuminazione della sua esibizione. Una circostanza se non proibitiva quantomeno ardua per mettere in scena il suo cantautorato folk classico, alla quale lui sopperisce con una grande padronanza vocale, un’ottima band a supporto, un repertorio di  altissima qualità (su tutte, citiamo le bellissime “Holy Shit” con il suo delirio orchestrale e “True Affection”) e con le sue tipiche mossette da poseur che tanto lo fanno odiare. Una teatralità forse un tantino esagerata che non gli impedisce però di tirar fuori una performance impeccabile. Teatralità che non manca nemmeno nel set dei National, sebbene appaia più sincera e collaudata,  con il culmine nella consueta discesa di Matt Berninger in mezzo al pubblico.

AUDIO

L’audio è la vera pecca dell’esibizione dei The National, mentre per Father John Misty tutto fila liscio alla perfezione. Non si capisce bene cosa sia successo, ma almeno fino a “Squalor Victoria” la resa audio è impastata, è molto difficile distinguere le chitarre, e batteria e basso coprono persino  la  voce baritonale di Berninger. La situazione migliora dopo la prima parte, ma a quel punto proprio il coinvolgimento emotivo verrà a mancare.

PUBBLICO

La piazza del duomo di Pistoia non è completamente gremita, ma come dicevamo in apertura, il pubblico risulta essere il vero e proprio componente aggiuntivo per i The National. La band formata dal biondo Matt Berninger e dalle due coppie di fratelli Dessner e Devendorf ha raccolto dietro di sé un seguito di fedelissimi fan che intona quasi tutte le canzoni:  molti dei loro pezzi rappresentano veri e propri inni malinconici da recitare, simbolo di intere esistenze per molti dei presenti – parte di vita da rivendicare cantando sguaiatamente all’unisono. Matt Berninger diventa così un officiante disadattato che scende fra i suoi fedeli ad abbracciarli e a condurli in questi cori collettivi dal sapore liberatorio. Come per la chiusura con l’attesa “Vanderlyle Crybaby Geeks”, canzone simbolo di questa comunanza di sensi ed emozioni, la cui esecuzione è completamente sovrastata dal pubblico che la canta.

LOCURA

Di momenti “folli” nei live dei The National ce ne sono parecchi:per sua stessa ammissione Matt Berninger si definisce una specie di “codardo” sul palco e tende così a perdere il controllo di se stesso, molto spesso affidandosi ad un ottimo alleato come l’alcool. Forse più lucido del solito, anche qui a Pistoia ha cercato il contatto con il pubblico continuamente: si è messo persino a leggere una lettera che alcuni fan italiani gli avevano scritto, dedicando loro “I need my girl”. Quasi a voler dire al suo pubblico: siete voi quelli importanti. Poi la consueta discesa dal palco fra la folla lo ha portato ad arrampicarsi fin sulla tribuna di destra, rimanendo lì a cantare parte del bis, intonando una precaria ma molto intensa “Terrible Love”.

MOMENTO MIGLIORE

Mentre in quanto ad atmosfera e resa audio è stata la delicatezza scarna e toccante, capace di esaltare il timbro baritonale di Berninger, di un brano come “I need my girl” a colpirci di più – sicuramente a livello scenico ed emotivo è “Pink Rabbit” a raggiungere l’apice, con tanto di flash mob con i braccialetti rosa fluo organizzato dai fan.

CONCLUSIONI

Se tanta era la curiosità per un nome più recentemente arrivato al rispetto di critica e pubblico come Father John Misty – che ha lasciato a tutti un’ottima impressione live, anche al di sopra delle aspettative, i The National negli anni sono diventati  un punto di riferimento di grande peso e caratura della scena indie-rock mondiale. Da loro, quindi, ci saremmo aspettati una resa live più pulita e convincente, dal loro frontman meno stonature e più capacità di gestire la voce, ma se c’è una cosa che abbiamo capito da questa serata di Pistoia Blues è che il loro approccio musicale è molto più emotivo e sporco di quello che ci saremmo immaginati. Un concerto in cui è la performance, l’incontro con il pubblico, più che la musica in sé a contare: in cui le sbavature sono parte integrante dello show, tutto incentrato sull’esaltazione empatica del momento. Ed il giudizio finale, al netto dei problemi tecnici,  dipende proprio dal grado di coinvolgimento di chi vi assiste. Chi fra il pubblico non è un fan o non sente nelle canzoni dei The National nulla più che dei bellissimi brani e non dei pezzi di vita, è inevitabilmente tagliato fuori da un’esibizione che forse stride anche un po’ con il mood “blue” della loro produzione.

SCALETTA 

FATHER JOHN MISTY SETLIST

1. Hollywood forever cemetery sings

2. When you’re smiling and astride me

3. Only son of the ladiesman

4. Nothing good ever happens at the goddamn thirsty crow

5. Chateau Lobby #4 (in C for two virgins)

6. Bored in the USA

7. Holy shit

8. True affection

9. I’m writing a novel

10. I love you, honeybear

11. Ideal husband

THE NATIONAL SETLIST

1)    Don’t swallow the cap

2)    I should live in salt

3)    Sea of love

4)    Bloodbuzz ohio

5)    Sometimes i dont think (new song)

6)    The day I die

7)    Hard to find

8)    Peggy-o (Grateful Dead cover)

9)    Afraid of everyone

10)    Squalor Victoria

11)    I need my girl

12)    This is the last time

13)    Find a way

14)    The lights (new song)

15)    Slow show

16)    Pink rabbits

17)    England

18)    Graceless

19)    Fake empire

20)    About today

Encore

21)    I’m gonna keep you (new song)

22)    Mr November

23)    Terrible love

24)    Vanderlyle crybaby geeks

 

Testo di Patrizia Cantelmo

Foto di Romina Zago

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About Romina Zago

Romina Zago, classe 1981, toscana. La sua passione per la fotografia non ha età, essendo nata e cresciuta in mezzo a macchine fotografiche di ogni tipo grazie al padre che le ha trasmesso la passione di guardare il mondo da un obiettivo. Appassionata di fotografia live e ritratti, per lei la fotografia è una necessità.