7 Training Days – Stop The Bombing

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In seguito al secondo lavoro della band frusinate (“Wires”) scaturì un’interminabile trafila di apparizioni live che li vide in giro per buona parte dello stivale. Tante le energie spese e l’esperienza acquisita – cosa plausibile anche per una band in giro già da dieci anni ed in continua evoluzione.  Quindi ecco arrivare il classico momento di riflessione, utile per tirare il fiato e ripartire nel nome di quella ricerca sonora punto focale del progetto.

Tutto ciò culmina con questo terzo lavoro: esplicito fin dal titolo. Un titolo (“Stop The Bombing“), nato quasi per scherzo ma che ben si adatta sia alla trama musicale che al significato intrinseco legato a quel periodo d’instabilità storico-politica verificatasi nell’America a cavallo fra ’60 e ’70 – inutile sottolineare quanto il nostro presente si rispecchi, a causa dei continui attentati, in questo disperato appello. Un lavoro con il quale i nostri si interrogano sull’incomunicabilità da parte di una specie (umana) che possiede tutti gli strumenti per farlo ma che spesso preferisce procedere attraverso un becero percorso egoico.

Con”Stop The Bombing” i 7 Training Days effettuano il salto di qualità, forse definitivo, cambiando approccio e manifestando una duttilità stilistica invidiabile. All’interno dell’album troviamo gli echi di quella Black Music che vide imperversare Marvin Gaye e Curtis Mayfield, approcci accennati al Jazz Culture, e soprattutto le influenze riconducibili alla crème della scena Indie mondiale – parliamo di gente come National, TV On The Radio e R.E.M.

Una band che con il terzo episodio sembra aver centrato il bersaglio grosso; un risultato figlio di una cura certosina su ogni aspetto della propria musica, condotto con sacrificio e amore.