Punk Rock e salsedine: Bay Fest, Day 1

bay fest day 1
Un incrocio di culture sulla costa Adriatica. Quella che da Cervia arriva fino a Bellaria, delimitata geograficamente a Nord dall’estetica V.I.P di Milano Marittima e a Sud dal ricordo di quella Rimini impressa nelle pellicole di Corbucci (Sergio) – roba da Jerry Calà e Andrea Roncato –, capace però di mantenere alto il nome del Rock con l’ormai defunto Velvet Club. Nel mezzo, l’imperioso influsso ruspante della campagna.

Siamo a metà anni ’90 e l’Hardcore Melodico colpisce durissimo i cuori dei giovani residenti in questo microcosmo, per arrivare fino all’entroterra Cesenate. Cesena infatti è il luogo perfetto. Abbastanza ricca da poter permettere ai propri giovani l’acquisto dei capi griffati “Santa Cruz” e abbastanza campagnola da lasciar loro libero sfogo. Sorsero così svariati negozi a tema Skate/Surf, pronti a cavalcare un’ondata fatta di paghette importanti.

Nel 1994 mentre il resto del mondo piange la scomparsa di Kurt Cobain (Nirvana), buona parte dei “Punkers” di provincia effettua l’acquisto della colonna sonora che li accompagnerà per i prossimi 5-6 anni: rigorosamente da passare sullo skate sognando di essere Tony Hawk, ma con una bottiglia di Sangiovese in mano. Insomma, comprando “Punk In Drublic” dei NOFX (“nofocs“), i giovani Romagnoli stringono un patto indelebile con la band di Berkeley.

La scena cresce, i locali se ne accorgono e fioccano i concerti. Una passione che annoverava fra i massimi divulgatori gente del calibro di: Satanic Surfers, Lagwagon, No Use For A Name – del compianto Tony Sly, a cui le band durante il concerto hanno offerto un tributo – e appunto NOFX, ma si potrebbe andare avanti, la lista è lunga. Interazioni, amicizie, scazzi, botte nel pogo e vomito nei parcheggi che finalmente, dopo tanti anni e svariati figli, quella generazione ha la possibilità di riportare alla mente nuovamente.

Con la prima data del Bay Fest (Bellaria) si conclude dunque un’epoca – e se le nuove generazioni lo vorranno se ne aprirà un’altra. Sul palco, oltre alla band di Fat Mike, troviamo con piacere gli ottimi A Wilhelm Scream, tre album sotto Nitro Records – l’etichetta di Dexter Holland degli Offspring –, ed i grandiosi Strung Out. Attese alte e purtroppo malriposte per la band di Jason Cruz, autrice di una prova adrenalinica ma colma di vuoti – che alla luce della performance scintillante fornita dai NOFX non lascia spazio a scusanti.

L’attesa dunque viene ampiamente ripagata da uno dei migliori Punk-Show che si possano vedere oggi: e non ce ne vogliano le band emergenti. Fat Mike, Eric Melvin, El Hefe e Erik Sandin, mettono a ferro e fuoco il Parco Pavese con un’ora e un quarto di Punk-Rock ben suonato e condito da irresistibile goliardia. Una band esperta e in forma quella capitanata dal cicciottello di Newton (Massachusetts), che oggi sfoggia un gonnellino – come più volte ribadito durante lo show senza mutande –, ed una cresta rosso fuoco. Un viaggio attraverso la discografia della band che tocca quasi tutti i punti cardine, eccezion fatta per quelle due tracce storiche che i nostri sembrano aver definitivamente eliminato dalle proprie performance live. Ovviamente ci riferiamo a “Don’t Call Me White” e “The Brews“.

Il pubblico è visibilmente in delirio e Fat Mike se ne compiace, non lesinando una goccia di sudore. Stickin’ in My Eye, Linoleum, Leave It Alone, Bob e una Lori Meyers che vede lo spezzone femminile cantato da Jen Razavi dei The Bombpops sono i picchi più alti di un’esibizione che vede grande riscontro da parte del pubblico anche sui pezzi più recenti.

L’infinita chiusura goliardica, affidata alla fisarmonica di Eric Melvin, non racconta solo la conclusione ironica di uno show strepitoso, ma forse anche quella di un periodo bellissimo e spensierato per tanti.