Bon Iver – 22, A Million

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Il critico musicale Simon Reynolds in Retromania scrive: “L’essenza del pop è l’esortazione a «essere qui e ora», vale a dire «vivi come se non ci fosse un domani», ma anche «liberati dai vincoli di ieri»”. In un certo senso queste parole fanno al caso di Justin Vernon, e di conseguenza ai suoi Bon Iver.

Negli ultimi anni, il cantante proveniente da Eaux Claire ha sofferto di attacchi di panico, attimi di vero terrore che lo hanno portato ad interrompere per un periodo la sua attività musicale. Appena finita la lunga tournée relativa al secondo album, Bon Iver, si è rifugiato a Santorini, in Grecia, convinto che fosse il posto giusto per risistemare le idee, ma non è andata proprio così; complice probabilmente il periodo sbagliato, completamente fuori stagione e con pochissimi ristoranti e locali aperti – o forse la grande differenza tra il Winsconsin e la Grecia –, resta il fatto che frequenti attacchi di panico lo hanno vessato durante un lungo periodo segnato dalla depressione. Gli hotel cambiavano di sera in sera e ad accompagnarlo non c’erano più le sue chitarre, ma un sintetizzatore completo di octaver, con il quale improvvisare melodie vocali, e di una sezione di fiati, ripresa da quella usata da Duke Ellington (notevoli i motivi di sax in ____45_____ di Mike Lewis che duetta con Justin Vernon al vocoder).

Questo «liberarsi dai vincoli di ieri» ha sicuramente cambiato il suo stile compositivo, passando da chitarre e tastiere, fino a quel punto in primo piano nella creazione dei brani, ad inserire sintetizzatore e strumenti elettronici come mezzi primari attraverso cui sviluppare le idee musicali. Tra un tentativo e l’altro di registrare melodie vocali sintetiche è emersa una frase che lo ha accompagnato nel lungo periodo in cui ha vinto la depressione: “It might be over soon”, diventata poi refrain di 22 (OVER S∞∞N), brano di apertura del nuovo album: 22, A Million (30/09/2016 per Jagjaguwar). Una frase che indica la precarietà del futuro e l’accettazione ad amare e ad amarsi e «essere qui e ora», come spesso consigliato dall’amico Kayne West, con in quale ha più volte collaborato.

Tutti i suoi stati d’animo si sono riversati nei dieci brani contenuti in 22, A Million ed hanno portato a sonorità diverse rispetto i tre lavori precedenti, tenendo conto anche dell’Ep Blood Bank. Dall’isolamento del capanno sperduto del padre, dove registrò For Emma, Forever Ago, oggi sembra aver attraversato una galassia recuperando tutto ciò che aveva percepito nel frattempo. A dimostrazione di ciò emerge la presenza sempre più importante di strumenti digitali ed effetti che già con l’LP Bon Iver iniziavano a farsi sentire, per poi trovare la massima espressione con 22, A Million.

Viene meno anche il rapporto con la natura, sempre presente nelle immagini legate ai video, singoli e copertine degli album precedenti. Emerge adesso un lato superstizioso ed esoterico di Justin Vernon. Egli stesso racconta di come il numero “22” lo segua ovunque egli vada, tanto da impostare la sveglia ventidue minuti dopo l’ora. Il nome dei brani è a conferma di questa nuova mentalità; sono presenti simboli dell’infinito, rombi ed uno stile di scrittura dei titoli che ricorda le poesie di E.E. Cummings (soprattutto la raccolta “No thanks”, 1935) con continui alternarsi di lettere minuscole e maiuscole; inoltre in ogni brano è contenuto un numero che ha un proprio significato.

Il cambiamento è palese, ma non stiamo parlando di un suono rivoluzionato. I tratti che hanno segnato il successo dei Bon Iver ci sono: “715 – CRΣΣKS” ricorda Woods, ma la qualità delle armonie e il continuo salire e scendere della dinamica lo rendono un brano di straordinaria intensità e sanciscono un passo avanti rispetto il secondo brano citato; “666 ʇ“contiene molti dei tratti melodici caratteristici del loro inconfondibile stile: dall’utilizzo della chitarra elettrica di sottofondo, all’intreccio di voci in falsetto.

Le tastiere, da sempre molto presenti all’interno delle produzioni dei Bon Iver, assumono un significato profondo in molti dei brani contenuti nell’album, primo fra tutti “00000 Million“, nel quale i nostalgici potranno ritrovare il sound del vecchio repertorio. Con “33 GOD“, emerge la fusione di elementi elettronici contaminati, come le voci sintetiche in ottava, nonostante sembrino stonare con la base iniziale di tastiere e banjo e con l’andamento rilassato del brano. Tastiere che, insieme alla chitarra acustica, si ritrovano potenti nel brano rétro “29 #Strafford APTS” che sembra venire dal passato, con un ritornello cantato con la voce in gola, come se in quell’appartamento a Strafford avesse vissuto una generazione tramandandosi quella canzone con la chitarra acustica e un piano a fare da accompagnamento.

Di rilievo la presentazione di “8 (circle)” al “The Tonight Show Starring Jimmy Fallon” insieme ad un coro formato dalle Staves, da Gordi, da Anaïs Mitchell e da Arone Dyer (delle Buke and Gase). Il brano nella versione in studio mostra la voce di Justin Vernon alternarsi tra il solito falsetto che lo ha contraddistinto nel ritornello e la sua voce naturale. La base di tastiere e una batteria minimale prende corpo con il passare dei secondi con sassofoni, cori e brevi accenni di sintetizzatore. Durante l’esibizione, invece, Justin Vernon prende posto davanti al computer indossando un cappello con la visiera. Proprio il cappello con la visiera è simbolo di una volontà forte di ridurre le sue immagini cercando una maggiore privacy e minore visibilità. In diverse sue interviste Justin Vernon ha dichiarato che il successo, la ricchezza non gli interessano più di tanto; la cosa fondamentale è trasmettere ciò che suona nel modo più autentico e intimo possibile.

Per far ciò ha detto basta ai lunghi tour con moltissime tappe che rendevano una città uguale all’altra, in cui ciò che cambiava era solo il nome da dire all’inizio della performance (in questo senso centrale la rottura con il colosso Live Nation). Adesso vuole rendere ogni data diversa, con dei particolari a seconda del luogo, come per il concerto a Eaux Claire nel quale ha riprodotto 22, A Million, dove, sin da subito, scenografie e simboli sono risultati parte integrante dello spettacolo. L’esempio più eclatante di come i simboli siano diventati in un certo senso un espediente per una volontà di ricerca sonora è data da “10 d E A T h b R E a s T ⚄ ⚄“: il brano con il titolo più complesso graficamente che diventa rispettivamente uno dei più intrecciati sia armonicamente che a livello di sound. Molti i suoni elettrici, così come le voci alterate e batterie elettroniche che fanno prendere ai Bon Iver un indirizzo differente rispetto le composizioni precedenti. Indirizzo che prosegue con “21 M♢♢N WATER“, brano dai contorni indefiniti; un suono inizialmente etereo che si trasforma con campionamenti e distorsioni sonore che lo portano a diventare quasi una composizione di musica estemporanea, più vicina al noise che ad una melodia definita.

I cambiamenti ci sono stati; chi sperava in un album copia dei precedenti rimarrà in parte deluso, anche perché i Bon Iver ci hanno regalato con i primi lavori uno stile innovativo, un genere “nuovo”, o quantomeno diverso, e così si conferma anche adesso. La band è sempre stata legata alla propria identità e se il pubblico lo accetta ben venga. 22, A Million è stato un album dalle grandi aspettative ed è diventato il riflesso degli ultimi anni di Justin Vernon: duri, complicati, di distaccamento dal passato e segnati dalla volontà di risalire. Con il nuovo sound i Bon Iver hanno voluto rischiare il tutto per tutto, senza porsi limiti e senza tornare sulla strada facile della standardizzazione, su ciò che la gente si aspetta, ed in questo hanno vinto.

Per apprezzare in pieno quello che è 22, A Million servono decisamente diversi ascolti ed è necessario calarsi in ogni sua direzione, in ogni effetto contenuto nei brani, in ogni strofa cantata ed in ogni diversità che lo rende unico, ma altrettanto innovativo, un album che rispecchia fedelmente il carattere della band statunitense.

Data:
Album:
Bon Iver - 22, A Million
Voto:
51star1star1star1star1star
Massimiliano Barulli

About Massimiliano Barulli

Studente di Etnomusicologia @ La Sapienza, Roma. Mi interesso di tutto ciò che ruota intorno alla Musica e di tutto ciò che è Musica. Pop, Rock, Blues, Indie, World Music e contaminazioni.