Gli Avvoltoi – Confessioni Di Un Povero Imbecille

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Il Beat (e il revival Beat) in Italia ha trovato terreno fertile fin dalla metà degli anni ’60, grazie ad una prima sfornata di gruppi tra cui spiccavano Equipe 84, Camaleonti, Corvi, Delfini, Dick Dick e la stessa Caterina Caselli. Artisti che convogliarono le esperienze autoctone della musica melodica, con le sperimentazioni anglosassoni e d’oltralpe, legandosi in tal senso ad un territorio musicale di respiro internazionale, pur mantenendo una propria cifra stilistica.

Altrettanto significativo fu il Revival-Beat a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Questa seconda generazione attualizzò quella bella formula arricchendola con le contaminazioni Garage e Neo Psichedeliche tanto in voga in quegli anni: parliamo di band del calibro de Gli Sciacalli, i Barbieri e gli stessi Avvoltoi, leader incontrastati di quel movimento.

Gli Avvoltoi insieme ai Nomadi sono tra i gruppi più longevi in ambito Beat, con più di 30 anni di onorata carriera. Esordiscono infatti a Bologna nel 1985, dando alle stampe tre anni dopo il loro primo album in studio “Il nostro è solo un mondo Beat” sotto Contempo Records – una formidabile etichetta fiorentina attiva soprattutto in ambito Dark e Industrial, capace di far uscire i nostrani Diaframma e Litfiba, e curare lavori per band internazionali come Christian Death, Cocteau Twins, Dead Can Dance e molti altri: fu un successo davvero inaspettato.

Dopo 5 dischi e svariati singoli pubblicati tra il 1988 e il 2014, gli Avvoltoi di Moreno Spirogi pubblicano oggi un disco di una freschezza incredibile. Diciamolo subito, “Confessioni di un povero imbecille” – che come si legge dai crediti è un concept basato sul racconto di Gianluca MorozziDespero” – non è solamente un disco Beat, ma un lavoro capace di dare nuova luce a quelle intuizioni di genere che resero così interessante la scena italiana a cavallo fra ’60 e ’70. Parliamo di un disco sicuramente pregno di Beat  – “Brucia”, “1991” – impreziosito da contaminazioni di stampo “Prog” che spesso emergono dal sapiente utilizzo (mai pesante) delle tastiere – degne di nota quelle di “Una Camera un Hotel” fra Procol Harum e Jethro Tull.

Gli Avvoltoi con “Confessioni di un povero imbecille” dimostrano di aver mantenuto intatta la stupefacente capacità di creare splendide melodie dal veloce impatto. Basti pensare al fulminante trittico iniziale: “Sono libero” (da cui fa capolino il primo Battisti), “Vi voglio finalmente tutti qua” (ottime le tastiere di Nicola Bagnoli) e “1991” ed il suo “Fuzz” da brividi. Un ritorno col botto, che ci restituisce un gruppo capace di ritrovare (ma l’aveva mai persa?) la freschezza delle origini.

Data
Album
Gli Avvoltoi - Confessioni Di Un Povero Imbecille
Voto
5