The Dillinger Escape Plan – Dissociation

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“Extended hiatus’ would leave people to believe that we think that we’re coming back. We’re breaking up, we’re not going on an ‘extended hiatus.’ We just feel like… This is a really weird thing to say but we really do still love what we do. We don’t love it any less.

We don’t love making records any less. We don’t love being onstage any less. And that’s the hard part is that you’re making a choice to stop doing something you love which sounds insane to people. But really what it’s about is realizing that if you’re a painter you don’t just paint until you run out of paint. You don’t just paint until your arm falls off. You make a decision at some time that you made a final brushstroke.

Or when you make a movie you don’t just film until you run out of film or hard drive space, you make a decision artistically to say ‘even if I’m having the best time ever, this is the end.’ So in the last few years we started to reach what felt like a thematic conclusion to our band, you know particularly Ben and I where we realized that in our lives psychologically that we were reaching sort of a resolve.

…You can look at the whole band artistically and say: “This is what this was, and it had a beginning, and it had an end, and they did close the circle.”

Queste sono le parole di Greg Puciato, rilasciate in una recente intervista su Metal Hammer, in merito allo scioglimento dei The Dilliger Escape Plan, di cui Dissociation incarna la pennellata finale, la visione musicale definitiva.

L’album racchiude tutta la follia estrema, tutte le mutazioni sonore vorticose e repentine che in vent’anni di carriera hanno accompagnato il sound della band. La dissoluzione del titolo vive e muta attraverso segmenti ritmici schizofrenici, simili a macchie mentali in continuo divenire – forme grevi e violente che si frantumano e si dissolvono tra le nere trame testuali.

Le acrobazie sonore destabilizzanti, sempre tecnicamente impeccabili, fanno da contrappunto a una vocalità che in questo album esplica un’ampia gamma di sfumature, ora sofferte, edulcorate e declamatorie, ora concitate e malsane. Potenza e libertà si avvicendano così tra visioni estreme e istanti decadenti velati di Free Jazz, tra rivoli di Mathcore e lame di elettronica, furia Hardcore e meccanismi Industrial.

Tutto si muove all’interno di una fiamma corvina di suoni che spiazza e divampa, in un flusso di emozioni che esplode nella rabbia e nella frustrazione, nell’intensità di una voce che corrode urlando in Limerent Death:

“I gave you everything you wanted /you were everything to me”.

Si delineano fragilità distorte, attimi bui ed evocativi in “Sympton Of Terminal Illness”. Si destrutturano follie esasperate nei voli pindarici di chitarra di “Wanting Not So Much To As To”. Pulsazioni elettroniche, manipolate da movimenti freddi e sinistri, fanno capolino nella strumentale “Fogue” – una sorta di temporanea amnesia musicale. Il free Jazzcore divampa nella circolarità di “Low Feels Blvd” e l’aggressività più ruvida muove le note di “Honeysuckle”. L’atmosfera si tinge infine di velluto con l’arrivo degli archi che in “Nothing To Forget” si fanno spazio tra il rumore più cupo e nella titletrack finale si distendono su tappeti sintetici di dolore industriale:

“Finding a way to die alone
Is better than what I was shown”

In Dissociation c’è il furore dei suoni e la sofferenza delle parole, l’aridità e la dolcezza, la visione di un mondo denso di significato e spesso più profondo dei suoni stessi. È un disco che riflette appieno l’anima dei The Dillinger Escape Plan, la rappresentazione di un universo musicale fuori dagli schemi che ha voglia di graffiare ancora, di urlare per l’ultima volta. La perfetta chiusura del cerchio.

Data:
Album:
The Dillinger Escape Plan – Dissociation
Voto:
51star1star1star1star1star