Van Der Graaf Generator – Do Not Disturb

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Nuova puntuale uscita discografica per i Van Der Graaf Generator che, a seguito di una carriera quasi cinquantennale, non necessitano di particolari presentazioni. Anche in questo episodio stupisce positivamente l’inesauribile e costante vena creativa di Hammill, Banton ed Evans, capace di evolversi senza adagiarsi eccessivamente su dinamiche ormai consolidatissime: cosa non semplice se si possiede un curriculum del genere.

In Do Not Disturb non c’è spazio per lunghe suite o epiche esplosioni; il linguaggio seppur riconoscibilissimo e pienamente assimilabile ai canoni della band, si presenta dinamico, vario e piacevolmente compatto. Brani come “Alfa Berlina” o “Room 1210″ lo dimostrano al meglio senza perdere la tipica intensità a loro congeniale, compito non semplice data anche la mancanza in formazione dei fondamentali fiati di David Jackson. Qualcuno ricorda brani come “Man-Erg” o “A Plague Of Lighthouse Keepers ?” Immaginare l’assenza del suo tocco è stato inizialmente spiazzante, quasi traumatizzante direi, ma a seguito della sua uscita dal gruppo, i compagni hanno reagito con una resa sonora comunque positiva.

L’album non difetta certamente di un certo piglio divertito – il curioso intermezzo di (Oh No, I Must Have Said ) Yes –, così come d’intensità e pathos nella finale “Go” – manifesto dell’arte di Hammill e degna erede delle molte ballate che ci ha regalato in questi anni. Desidererei soffermarmi un attimo sulla sua vocalità che il tempo non ha per nulla scalfito, che qui si presenta chiara e pulita, così come l’affiatamento musicale del gruppo che è indubbiamente notevole. I Van Der Graaf Generator ci hanno consegnato un lavoro di pregio e buona fattura, che non tradirà certamente le aspettative degli affezionati, strizzando l’occhio al passato, ma neanche troppo. Da promuovere l’onorevole costanza.

Data
Album
Van Der Graaf Generator – Do Not Disturb
Voto
4