Lele Battista – Mi Do Mi Medio Mi Mento

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Dannata nostalgia! E pensare che un tempo guardando Sanremo il telespettatore medio poteva imbattersi in realtà musicali a lui sconosciute. Un vero sacrilegio. Oggi, come ben sappiamo, non è più così. La rosa dei concorrenti non ammette stravaganze (vedi alla voce: brani pop-rock un po’ meno squallidi). Perciò scordiamoci apparizioni tipo quella dei Subsonica con “Tutti i miei sbagli” nel 2000, o dei Bluvertigo con “L’assenzio” nel 2001 (Big ma non così Big, da fondo-classifica, come il primo Vasco Rossi). E figuriamoci gli emergenti, le Nuove Proposte. Alessio Bonomo con “La Croce”, o i Giuliodorme con “Odore”. Non ultimi i La Sintesi di Lele Battista con “Ho mangiato la mia ragazza” nel 2002. Esatto, nel 2002 a Sanremo erano anc0ra possibili titoli del genere (ma Orwell si avvicina e amen). Parliamo di un po’ di anni fa. Per l’esattezza quindici. Che sembrano un secolo.

Pace all’anima nostra. Resta il fatto che nei primi anni del “post 11 settembre” la musica italiana godeva ancora di qualche strascico di new wave anni novanta (per così dire). Anni confusi, bellissimi, contraddittori. Aurorali benché morenti. Molti dei numeri uno di oggi vengono da lì, di tanti altri si sono perse le tracce (Super B, Pitch, due in una lista lunghissima). E anche di Lele Battista le avevamo perse, noi pulcini tenuti a battesimo da Mtv. Chi erano i La Sintesi? Erano un gruppo che suonava come una “sintesi”, appunto, di varie correnti musicali. Il classico (o il precedente “moderno”) che andava incontro al nuovo millennio. La sfera semantica della band? Bluvertigo, Soerba, La Crus. Una sorta di Nuovo Romanticismo Decadente, mai veramente esploso in Italia. Echi di Garbo e Branduardi, di amore per Battiato, ma anche per la ballata in stile De André (in stile francese, quindi).

Non tiriamola troppo per le lunghe. “Mi do mi medio mi mento” è il disco del ritorno di Lele Battista. Dopo un bel po’ di tempo e dopo tante esperienze. E infatti la prima canzone si intitola “24.000 anni” (“non pensare che sia stato tempo perso/ero preso da un pensiero/da un perfetto pensiero di te”, così recita il testo). Il desiderio di fissare l’attimo, di renderlo eterno, o illudersi di farlo, torna anche nella successiva “Non aspettavamo altro” (non aspettavamo altro/che un rifugio in cui non fare niente/se non perderci nei nostri occhi/in un infinito presente). E splendono ancora (in absentia) gli “Orizzonti Perduti” di Battiato. Idee musicali precise, sviluppate con efficacia, rapidità. Una breve introduzione di synth, un tema. L’antipasto della melodia che verrà nella strofa, che si aprirà nel refrain, quando il ritmo si farà più incalzante. Strutture solide, per un’anima in subbuglio. Solide in quanto incorporee.

Già perché questo disco è fatto anche di paradossi. Ovvero di espressioni che vanno “contro” la logica. Ma anche contro i luoghi comuni del buon senso. Prendiamo ad esempio il brano “Le occasioni che perdono” (“è il tempo che perde te”, “le occasioni non sanno cosa si perdono”). Paradossi tutto sommato apparenti (è vero che è il tempo a perdere noi, perché siamo noi a svanire, non certo il tempo; com’è anche vero che le occasioni non “possono” sapere cosa si perdono, ma noi purtroppo sì). Diamo quindi il bentornato al pop filosofico. Che fa sempre piacere, anche a chi non sta al passo coi CFU. E l’Io, in tutto questo, come sta? Sta diviso fra il lettino dello psicanalista e le manopole di un synth. Sta frammentato come un secolo fa e oltre (Nietsczhe, la guerra, Freud, Joyce). Sbriciolato a mo’ di Torri Gemelle (un secolo dopo, adesso).

Il terzo lavoro solista di questo milanese classe ’75, a sei anni da “Nuove Esperienze sul Vuoto” (con Mescal/Universal), è un cassetto ben sistemato, ma col doppiofondo. Una confezione chirurgica, gonfia di nodi nevrotici. Nella copertina del disco, Lele Battista ci appare come un Peter Murphy alle prese col rifacimento di un’altra copertina, quella di “Angels & Ghosts” di Dave Gahan & Soulsavers. Darsi, mediarsi, mentirsi. “Io è un altro” cantava Morgan in “Zero”, nella Golden Age dei Bluvertigo. E quanta mediazione c’è? Quanta menzogna c’è in questo album? Vai un po’ a saperlo. Strutture solide, ma non solite. Canzoni ordinate, ma non ordinarie. L’Io sfugge al tempo. Facciamogli una foto. Guarda, è in movimento. Era, in movimento.

Data:
Album:
Lele Battista - Mi Do Mi Medio Mi Mento
Voto:
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