Moon Duo – Occult Architecture Vol. 1

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Evocare il mistero. Confutarne i segnali sfuggenti applicando la filosofia ermetica e lavorando sul concetto di “occulto”; smarcandosi dai dettami consueti legati al maligno ed abbracciando il rapporto trascendente fra uomo ed entità divina. Basandosi su queste premesse, i Moon Duo arrivano ad avere tantissimo materiale sonoro. Così tanto da poter concepire una dualità (Buio-Luce) da esprimere in episodi separati. Dapprima ragionando su un doppio lavoro, per poi scinderne le parti. “Occult Architecture Vol. 1” è il primo lascito scaturito da questo processo – quello legato ad un’oscurità che si fa mistero, anche grazie ai dettami esposti da scrittori e alchimisti quali: Mary Anne Atwood, Aleister Crowley, Nathaniel Hawthorne.

La natura, e sue le stagioni, come metronomi capaci di scandire i tempi di una gestazione cominciata in inverno e conclusasi in estate. Peculiarità che ben si associa con la dualità di cui sopra, e nuovamente riducibile (e talvolta riconoscibile) nelle reazioni umane alla notte e al giorno: al sonno e alla veglia. Ripley Johnson (chitarra) e Sanae Yamada (tastiere) arrivano così al quinto full length (escludendo live e remix) dopo una cavalcata lunga sette anni, fatta di spirali fuzz, ritmi ipnotici ed un consolidato binomio d’ispirazione riconoscibile nell’opera di Neu! e Suicide.

Occult Architecture Vol. 1” è un lavoro che andrebbe fruito partendo da un assunto olistico. Non una somma di episodi dunque, ma un’entità inscindibile, che, in quanto tale, promulga un messaggio comprensibile solo nella sua interezza –  Il famoso: “corpo invisibile che circonda quello fisico”. Il nuovo lavoro ci consegna una band in stato di grazia che gioca ad occhi chiusi con gli stili, abbozzandoli all’interno di uno sfondo kraut ben definito. Succede così d’imbattersi in capogiri ipnotici speziati da un numero progressivo di componenti; se da una parte è proprio la Psichedelia ad emergere dal magma di teutonica ispirazione, dall’altra assistiamo ad una sfilata di manifestazioni sonore “altre”, di “presenze” ricorrenti capaci, infine, di costituirne la cifra globale.

Percorsi ondivaghi che non celano incursioni nell’elettronica minimalista e nel Post-Punk (“Crosstown Fade“), come in atmosfere grondanti gioventù sonica (“Creepin‘”). Con l’incipit siamo dalle parti di certi Warlocks, qui dati in pasto a William e Jim Reid – Jesus And Mary Chain. Non mancano lunghe cavalcate sotto l’effetto di stupefacenti (“Cult Of Moloch“), né l’impianto Dark-Wave alla base di episodi come “Will Of The Devil“. Chiude la meravigliosa “White Rose“, ribadendo per l’ultima volta la natura stilistica (portante) dei nostri: quella che dalle percussioni di Klaus Dinger (Neu!) si spinge a ritroso verso la New York City dei grandiosi Velvet Underground.

Data
Album
Moon Duo - Occult Architecture Vol. 1
Voto
5