Giorgio Poi – Fa Niente

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Chissà cosa pensa dei giovani italiani chi ha deciso di emigrare all’estero. Chissà se si tratta solamente di esterofilia o di reale bisogno – magari con il sogno di andare a New York per lavorare da American Apparel, ritrovandosi a lavare i piatti in un ristorante a Londra. Lontano dalla nebbia padana, da Fregene, dal traffico romano, da Sanremo alla Tv, da De Sica, dai cinepanettoni. Forse per sentirsi liberi di mettere radici nuove.

Qualcuno dall’esperienza torna cresciuto, per poi tirare le somme in merito alle situazioni perse (qui) e quelle trovate (all’estero), proprio come è successo a Giorgio Poi. Del resto, chi torna deve fare i conti con i fantasmi di una generazione in perenne stato post-adolescenziale. Anime vaganti dal futuro incerto – a cui comunque non vogliono pensare (“il paracadute è un mezzo sicuro per sorvolare il futuro, ma tanto vale farselo raccontare“) –, dai legami sentimentali in linea con i film romantici tanto amati da Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti – “Ma poi cos’è successo l’altra sera, ci siamo addormentati sul divano, perché dopo una lunga litigata è bello fare pace così“.

Neanche i rapporti umani se la passano bene: i sogni degli altri? che noia mortale doverli ascoltare. I miei non li racconto mai. Insomma, non si sa quel che si vuole e non si sa dove cercarlo (“Sono andato in montagna ma volevo nuotare. Allora che fare, non lo so. Forse me ne vado via“). Non c’è spazio per rimanere incantati se le tue incertezze hanno appena dichiarato guerra alla tua serenità.

Giorgio Poi con il suo “Fa Niente” (Bomba Dischi, 10/02/2017) – già noto a molti per i fortunati progetti con Vadoinmessico e Cairobi – descrive quello scenario pre-apocalittico che si cela minaccioso ai margini di una vita da binge watcher, dominata dal binomio Facebook/What’s App – “Ho comprato una sveglia, ma non mi serve tanto non ho niente da fare e allora l’ho buttata via“.

Solo il Pop più puro riesce nell’intento di rappresentare, paradossalmente, questo stato d’essere disincantato. Se ci pensate, ogni forma di malessere sociale giovanile è andata, nei decenni passati, di pari passo con un nuovo genere musicale – che sia Rock n’ Roll, Punk, House, Techno – e con una forte attività e partecipazione da parte delle generazioni coinvolte. Oggi a rappresentare questo andamento viene in aiuto il genere di più semplice fruizione in assoluto: il Pop – anche perché nel frattempo il media musicale non è più quello di riferimento per le nuove generazioni. Testi semplici e diretti; pochi accordi e melodie sing along. Quel Pop che riprende, in parte lo spirito e lo stile musicale degli anni Ottanta/Novanta.

Claudio Cecchetto a proposito degli 883 e dei loro inizi negli anni Novanta scriveva: «Mi sono piaciuti perché erano “constativi”, nel senso che non inventavano nulla, parlavano di problemi che sono universali e sempre gli stessi da quarant’anni a questa parte: la donna, gli amici, i soldi in tasca. La ragione del loro successo è semplicemente questa». Non siamo nel ‘92, ma i temi rimangono gli stessi. Cambiano i giovani, si diversifica il pubblico, ma ci sarà sempre chi si sentirà rappresentato da quelli che ieri si chiamavano 883 o Lunapop e oggi Calcutta, I Cani o Thegiornalisti – ovviamente con le dovute proporzioni.

Tra questi c’è tuttavia chi, come Giorgio Poi, ha unito la tradizione italiana ad un andamento musicale inedito. Nel suo lavoro troviamo talvolta parti prive di testo e cantate a sillabe (“Niente di strano”, “Tubature”, “Paracadute”), molto più vicine ad una tradizione JazzGeorge Benson canta le stesse note che esegue sulla chitarra – che comunque gli appartiene: avendo studiato chitarra Jazz a Londra. Mentre accordi aperti e progressioni dissonanti (“Le foto non me le fai mai”) rimandano a certe sonorità british, segnatamente madchester; ma non solo.

Un sound molto ricco pur essendo suonato solo da tre elementi, dotato di una sezione ritmica – nei live ci sono Matteo Domenichelli e Francesco Aprili, rispettivamente basso e batteria – decisamente interessante e meritevole di attenzione. In qualche episodio, le sonorità psichedeliche si fanno largo fra quelle smaccatamente Pop (“Acqua Minerale”), mentre la voce del nostro effettua saliscendi acrobatici. Ripensandoci, ascoltando l’album omonimo dai Cairobi, si viene probabilmente in contatto con “l’extended version” del sound che Giorgio Poi qui particolareggia alla sua maniera. Entrambi i lavori sono notevoli, ognuno possessore di qualità capaci di renderli vicini ed al contempo distanti quanto basta. Con “Fa NienteGiorgio Poi riesce nell’arduo compito di smarcarsi dal contesto con uno stile autentico e introspettivo; evidenziando molti dei malesseri di una generazione che stenta a rialzarsi.

Data
Album
Giorgio Poi - Fa Niente
Voto
4
Massimiliano Barulli

About Massimiliano Barulli

Studente di Etnomusicologia @ La Sapienza, Roma. Mi interesso di tutto ciò che ruota intorno alla Musica e di tutto ciò che è Musica. Pop, Rock, Blues, Indie, World Music e contaminazioni.