Cheetah Chrome Motherfuckers – The Furious Era 1979-1987

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Antonio e Syd si conobbero sui banchi di scuola. Oltre al fatto di cacciarsi spesso nei guai, li legava una grande passione per la musica Rock, la più selvaggia possibile. Dome arrivò dopo – grazie a Syd –, ed insieme decisero che sarebbe stato: Punk o morte – tanto la noia porta alle pere, almeno a fine anni settanta sembrava andare così. Il tempo di reclutare Vipera alla batteria – all’epoca tredicenne – e la macchina da guerra era pressoché pronta per il  campo di battaglia.

Prima di tutto furono i concerti. L’esibizione live era fondamentale per creare contatti, non solo col pubblico (come del resto oggi eh!), ma anche con tutte quelle situazioni che cominciavano ad orbitare massivamente attorno alla scena: fanzines, locali disposti a promuoverla e centri sociali da squattare. C’era fermento ed i ragazzi erano impazienti di deflagrare i palchi nostrani e non; scelsero di chiamarsi Cheetah Chrome Motherfuckers (CCM) in onore del chitarrista dei Dead Boys.

La partenza fu di quelle col botto. Infatti con il primo Ep su “7 intitolato “400 Fascist” – Il titolo ricorda una parata militare avvenuta in quegli anni a Pisa –, sdoganeranno letteralmente l’Hardcore Punk nel nostro paese; genere che qualche anno prima aveva cominciato ad attecchire nel resto del mondo. Era il 1981, gli anni in cui nasceva il Granducato Hardcore (in memoria del rinascimento fiorentino). Non un’organizzazione ma un’effige sotto la quale gli appassionati e le band trovarono modo di produrre, assistere e distribuire (nonché reperire spazi concertistici da dedicare), tutto quello che concerneva la musica Hardcore.

Una sfilza di band che vide sugli scudi gli I Refuse It! ed appunto i CCM. Storica la data del 1983 che vide le band del Granducato esibirsi all’interno della chiesa sconsacrata (ed occupata) di San Zeno: ne scaturirono due live Last White Christmas #1 e Last White Christmas #2 che poi verranno dati alle stampe dall’etichetta canadese Schizophrenic Records nel 2000.

La voce inizia a girare, e gli appassionati di tutto il mondo cominciano a parlare di una band Italiana assolutamente fuori dagli schemi, selvaggia come pochi. Poi arrivò Jello Biafra. Proprio lui, il grandissimo frontman dei Dead Kennedys. Li vide durante la data al Farm di San Francisco e se ne innamorò: arrivando ad affermare di non aver mai visto nulla del genere dai tempi dei Germs. Quello fu il tour che li portò ad Indianapolis per incidere il loro primo splendido full lengthInto The Void“, sorretti dall’intera scena a stelle e strisce. Costa Est ed Ovest, con i D.O.A che gli fornirono uno school bus per gli spostamenti. Erano amati.

Il gruppo però si scioglierà di lì a poco: tempo di dare alle stampe l’album Live In SO.36 uscito per la Destiny Records. Dome amava il Punk ma al contempo necessitava di una più ampia gamma d’influenze musicali su cui muoversi – entrerà negli altrettanto fantastici Not Moving. Nulla di drammatico, anzi, qualcosa di concordato che vedeva da una parte gli Hardcoriani Antonio e Syd decisi nel proseguire sulla propria estetica.

Questo The Furious Era 1979-1987 colma dunque una lacuna – i dischi dei CCM non saranno mai ristampati, raggiungendo per questo prezzi assurdi nel mercato dei collezionisti –, regalandoci un prezioso reperto contenente i primi due Ep in “7 (“400 Fascists“, “Furious Party“), il corposo Split con gli I Refuse It! e il mitico album “Into The Void“. Notevole il lavoro in sede di masterizzazione, capace di dare nuova luce alle registrazioni originali. All’interno anche foto, volantini dell’epoca e stralci di testi. Buy or die.

Data:
Album:
Cheetah Chrome Motherfuckers - The Furious Era 1979-1987
Voto:
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