The Vacant Lots – Endless Night

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E’ un buon periodo per la musica che ci piace; meglio, per la rimodulazione credibile di svariati stilemi consolidati. Dopo l’esplosione di carattere Neo-Psichedelico che ha visto (e vede) come vessilliferi Black Angels e Tame Impala, il disfacimento inesorabile del bubblegum Indie-Pop, il ritorno del Folk di ricerca (su come sembrare Nick Drake ma col sorriso) e l’imperitura Dark-Wave che sbuca da ogni angolo masticata da sempre più improvvisati Ian Curtis (pace all’anima sua) di periferia; ecco, dopo tutto questo, un disco come Endless Night può tornare utile per ristabilire gli equilibri, senza per questo prendersi dannatamente sul serio.

Psych e Wave, ElettronicaGarage e acidità Punk, sogni lontani ed incubi vicini. Tutto concentrato in una soluzione dolcemente velenosa. Il nuovo lavoro dei The Vacant Lots si presenta come un ponte fra due mondi: un piede saldamente collocato all’interno delle dinamiche Rock’n’roll e l’altro in quelle dell’Elettro-Wave made in eighties – senza contare quel reperto storico posto sul finale, ma ci arriviamo.

Brian e Jared (perché i The Vacant Lots sono un duo) si conoscono a Burlington nel Vermont, anche se Jared è cresciuto nel New Jersey – ci vivrà qualche anno, tempo che la moglie finisca gli studi, almeno queste erano le premesse. S’incontrano ed iniziano a suonare insieme in maniera del tutto naturale, instaurando un rapporto di vera fratellanza.

Riflettendo sulla collocazione geografica del duo, si potrebbero azzardare possibili ispirazioni derivanti dallo sguardo pacifico sullo stato della montagna verde; figurarsi, quando si tratta di musica solo due cose rimangono a loro allergiche, le etichette e la natura.

«Il Rock’n’roll ha poco a che fare con la natura, piuttosto vive in ambienti urbani», dice Jared in una recente intervista.

Insomma, per loro come per l’iguana (Iggy Pop) e per Lou Reed (Metal Machine Music) le muse ispiratrici hanno le sembianze di ambulanze con le sirene spiegate o lavatrici a piena potenza; altro che il canto di qualche volatile in via d’estinzione. Cemento e ancora cemento.

Un ipotetico asse di riferimenti (promosso in primis dalla band stessa) Stooges/Velvet Underground/Suicide/Spacemen 3 non risulta dunque così peregrino, con grande simpatia (e pochi riferimenti) per quel Captain Beefheart che pur suonando in una roulotte dispersa nel deserto se ne fotteva altamente delle menate Hippy del periodo, lasciando libero sfogo al suo incedere sgangherato e seminale.

A loro piace giocare con la dualità delle emozioni. La chiave è quella di non essere mai completamente al buio, ma in equilibrio con la luce. Una semplice ma ficcante manifestazione di Rock indipendente, qui elettrizzata dalla visone lisergica che solo il Punk primitivo possedeva – ben esposta nelle compilation: Nuggets, Pebbles e Back From The Grave. Una filosofia che apprendono definitivamente dopo aver lavorato con uno dei loro idoli, Alan Vega (Suicide) – di cui hanno aperto il concerto di New York al Webster Hall.

La cosa interessante è che poche settimane prima della morte di Vega nel 2016, Jared si è recato nell’appartamento di Manhattan del cantante dei Suicide per ascoltare insieme a lui il nuovo lavoro dei The Vacant Lots – vi basti per farvi un’idea di quanto li stimasse –, dal momento che Alan avrebbe dovuto scrivere il testo e mettere la sua voce nell’ultima e splendida “Suicide Note”.

Sappiamo tutti com’è andata, e dopo la scomparsa dell’artista avvenuta in Luglio, la band ha ricevuto il permesso di utilizzare una traccia vocale inedita dello stesso Vega da inserire nel brano. Inutile dirvi che la conclusiva “Suicide Note”, con il suo incedere à la “Sister Ray” (Velvet Underground) a fare da tappeto alla voce di un Vega dannatamente Blues, sia una delle cose più belle che ascolterete quest’anno.

Suonano come vorrei scrivere, “less is more” ma comunque pieno di contenuti.
E anche la storia è dalla loro.

Data:
Album:
The Vacant Lots - Endless Night
Voto:
51star1star1star1star1star