Pond – The Weather

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Perth e il colonialismo. Nessuna velleità no global, né tantomeno lo sfoggio di tematiche soggiacenti al movimento sociale di turno. Solo ragazzi spaventati, bravi musicisti, che cercano di muoversi nei meandri di un territorio abbastanza terrificante.

L’Australia vista dagli occhi di una gioventù che si ritiene fortunata, benché conscia del manifestare tutti i sintomi di un benessere apatico: gravido di comodità e disprezzo per le diversità. Visioni incomplete di un quadro mondiale che nella bolla australiana finisce per risultare distorto, figlio di quel colonialismo inglese che a partire dal XVIII secolo, oltre alle buone maniere, ha portato nella terra dei canguri cose come la sifilide.

The Weather, settimo album dei Pond capitanati dell’ex bassista dei Tame Impala Nick Allbrook, propone un cambio di registro sostanziale soprattutto nelle tematiche in oggetto. Dopo l’ottima prestazione al Coachella e la presentazione ufficiale del nuovo lavoro a San Francisco (nell’Aprile scorso), la band, sotto l’occhio vigile di Kevin Parker (alla produzione), segna un tracciato psichedelico variopinto e ampiamente introdotto dai tre singoli promozionali.

Infatti, già con i video di “30000 Magatons“, “The Weather” e “Sweep Me Off My Feet“, la band ha promosso – grazie anche all’utilizzo di immagini religiose farcite da altrettanti spaccati sul come ci comportiamo nei confronti dell’ambiente –, un approccio “sociale”, diretto ed inedito.

Gente che dalle influenze degli esordi (Funkadelic) ha poi abbracciato in toto quella cultura Pop che dai Fleetwood Mac arriva fino a certe cose di Prince: trasponendo il tutto in chiave sognante, psichedelica. Certo, il serbatoio creativo della band attinge molto dai sopracitati Tame Impala, pur rimanendo del tutto personale mediante l’inserimento di una serie di sfumature da ricercare negli ascolti dei musicisti – non stupiscano dunque gli intermezzi radiofonici che talvolta fanno capolino a cavallo dei brani, e che la band dichiara mutuare dal rapper statunitense J.Dilla.

Perth dunque come stato d’animo, osservando i drammi del mondo dal bordo esterno. Un isolamento/rifugio ben descritto dalla dolcezza subacquea di “Zen Automaton“, ma soprattutto dalla visione spaziale di “Edge Of The World Part 2“.

“Trascendenza” è la parola chiave.

Il tutto è dichiaratamente frutto della comprensione dei lavori di Leonard Cohen o Joni Mitchell, qui sparati nel cosmo più profondo. Una metafora sonica che si ricongiunge con i punti di vista di chi ha tutto – l’agio, la comodità, la modernità – e chi nulla, cercando di scovare il termine ultimo per difinire realmente la felicità (che spesso si adegua a quello che hai).

Un po’ come la dicotomia fra aborigeni ed esercito Inglese, che darà vita a quel crogiolo di razze e pensiero che è oggi l’Australia.

Data:
Album:
Pond - The Weather
Voto:
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