Andrea Laszlo De Simone – Uomo Donna

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Ascoltati il disco di Andrea Laszlo De Simone.

Va bene (varianti: “lo farò”, “mandami qualcosa”, “chi è”).

Chi è Laszlo De Simone? Me lo sono chiesto anche io. L’ultima volta che mi sono chiesta chi era qualcuno è stato quando ho visto suonare Iacopo Incani a un festival di musica dove ero andata per vedere i Verdena. Poi DIE è stato il mio disco di quella estate. Vi piacerà, non vi piacerà, non importa. Resta il fatto che è un disco che si impone all’attenzione perché si distingue nettamente da tutta la nuova produzione italiana indipendente degli ultimi mesi, prendendone volutamente le distanze, con un’operazione anacronistica, che più che nostalgica sembra di sfida e di ricerca.

Nel disco di Andrea Laszlo De Simone mi ci sono imbattuta per puro caso. Quel che si dice una vera scoperta. Il titolo, “Uomo Donna”, è stato determinante, incoraggiante. Ho pensato ad “Anima Latina” di Lucio Battisti, forse per il titolo binario che fa eco a quell’inno d’amore che è “Due mondi”. “Io sono un uomo/tu sei una donna” canta Andrea Laszlo De Simone nella traccia che apre il disco: testi amorosi e suoni “vecchi”, questa è la formula base che sostiene tutto l’album e che, oltre ogni aspettativa, cattura l’ascoltatore.

Uomo Donna” è un disco molto vitale, energico, nei suoi momenti più Prog (Gli uomini hanno fame), in quelli più Rock (Vieni a salvarmi) ma anche nei suoi punti più lenti, nei mix di melodie riconoscibili prese per la coda e utilizzate ad arte – “Sogno l’amore”, che sembra quasi una risposta al “Mi sono innamorato di te” di Tenco o che “Che cosa” che ricorda l’intensità di un Cocciante che si sgola in “Quando finisce un amore”. Poi a volte ti sembra che ci sia Ivan Graziani o la PFM o L’Equipe 84, tutto Mogol e la storica etichetta Numero Uno. Ma queste assonanze con il variegato mondo dei cantautori del passato non è un punto debole ma il punto di forza “Uomo Donna”. Un disco dove la voce, l’immaginario personale e la scrittura musicale di Andrea Laszlo De Simone si incastrano perfettamente, senza sbilanciamenti e senza scivoloni. Si avverte chiaramente il grande lavoro che c’è dietro.

Non c’è lo sforzo di cercare a tutti i costi qualcosa di nuovo, non c’è l’ingenuità di aderire a un genere e soltanto imitarlo: c’è semmai l’interessante e rischiosa operazione di rispolverare vecchie forme lavorando tanto sulla cura dei testi. Il risultato è un disco che ha quello che in generale manca alle produzioni musicali della scena indipendente italiana: lo stile. Stimolante, originale per quanto può esserlo un disco dove ritroverete echi di tante canzoni intramontabili, che tutti abbiamo impresse nella mente. Nella retromaniacalità in cui Laszlo naviga abilmente, e che potrebbe sembrare un facile e sicuro appiglio, c’è qualcosa di generosamente compiuto.

Settanta minuti di godimento per chi ama le canzoni d’amore, colonne sonore di momenti magici, tristi o anche terribili: penso all’amarezza di “Sparite tutti”, traccia che chiude il disco che però non stona affatto con la sensuale leggerezza, semplice e ispirante, di uno dei brani più orecchiabili dell’album, “La guerra dei baci” – con video musicale che, facendo eco a “Kiss” di Warhol, è una vera istigazione a baciare (attività meravigliosa, sì).

Sono pochi i dischi che mi fanno venire una specie di smania filantropica, che si traduce in forme più o meno velate di coercizione verso gli altri, quando l’unica cosa che voglio veramente dire a una persona è “ascoltati questo disco”.

Siamo finalmente al punto zero della canzone d’amore italiana? Forse sì.

Data:
Album:
Andrea Laszlo De Simone - Uomo Donna
Voto:
51star1star1star1star1star