Bennett – Bennett

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In un periodo storico bifronte, che vede da una parte l’abbandono totale del media musicale come punto di contatto generazionale (di crescita culturale, soprattutto nei più giovani) e dall’altra una bulimia contenutistica capace di portare l’appassionato medio ad ingozzarsi compulsivamente, ed inconsciamente, d’intrattenimento, per poi svegliarsi il giorno dopo con frasi tipo: “io c’ero e tu no”/”vallo a vedere SUBITO”/”Bomba”/[…] della vita”, in campo musicale vincono i contesti d’aggregazione massiva, ovvero stadi e palazzetti, magari con sediolino riscaldato e cannone-cellulare pronto a far fuoco. That’s it.

In questo contesto, senza voler puntare troppo il dito sul grande bacino d’utenza disinibita che fagocita musica Rock, fottendosene del trasporto artistico, accompagnandola a copiose sorsate di intrugli alcolici contenuti in vecchie bottiglie d’acqua, riutilizzate per l’occasione (e questi sono i migliori del lotto), risulta di vitale importanza scegliere anche qualche rappresentazione inedita, gente che non conoscete insomma, per dirla brutale: meno palazzetti e più bettole – e badate bene che ciò non ha nulla a che vedere con frasi nonsense tipo “sostieni la scena” (quale scena?), tutt’al più sostenete la vostra curiosità. Ovviamente, se siete della schiera (di cui sopra) da bottiglia d’acqua guizza caricata a vodka lemon e Virgin Radio mentre andate al lavoro, lasciate stare, siete ampiamente perdonate, abbiamo già apprezzato i vostri seni al super concerto di Vasco.

Detto ciò, se non fosse stato per una serie di concertini Hardcore ai margini di Cesena, non avremmo mai conosciuto i Bennett. Posto angusto, volumi da segheria e otorinolaringoiatra allertato. A fine concerto le solite pacche sulle spalle mentre la band smonta, belle forti perché riuscire così bene in quel contesto è roba da eroi, oltre a qualche domanda fugace: “Si, ma i Grade?” diciamo noi, “Me lo dicono in molti, ma io direi più i Torche” ci dice il cantante, il tutto seguito da una serie di goliardate da veri toscanacci sul fatto che: “è il terzo concerto che facciamo“. Maremma maiala, pensiamo, ma non lo diciamo.

Il fatto, e non ce ne vogliano, è che sono bastati pochi growl per farci pensare a Kyle Bishop (Grade), quello di “Headfirst Straight to Hell“, ricordate? era appena cominciato il nuovo millennio e con una copertina così se lo comprarono anche i reduci dalla scena Pop-Punk: Dai Green Day ai guaiti disperati della fiorente scena Post-Hardcore, tutto torna. Però, ascoltando l’Ep d’esordio dei Bennett, c’è da riconsiderare le parole del frontman, quelle a fine concerto. Ché sì i Grade, i Torche, i Drive Like Jehu, ma anche qualche dinamica à la Snapcase.

Un lavoro omonimo che arriva dopo il consolidamento della band con elementi di Disquieted By e Chambers, e che sfoggia come ragione sociale il nome di un personaggio presente nel film “Commando” con Arnold Schwarzenegger, Bennett appunto. Il classico cattivo ma scemo.

Melodia senza fronzoli e resa “live” anche su disco; probabilmente grazie al lavoro di Raffaele Marchetti (Audiobrothers), oppure perché quando ci si diverte veramente tutto viene meglio.

Data:
Album:
Bennett - Bennett
Voto:
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