Recensioni

Colin Stetson – All This I Do For Glory

Colin Stetson – All This I Do For Glory

Il sassofonista statunitense torna con il primo disco solista dal 2013, intitolato “All This I Do For Glory”. E la gloria non manca a Stetson, considerato uno dei migliori musicisti in circolazione e con alle spalle centinaia di collaborazioni, tra le quali compaiono artisti del calibro di: Godspeed You!Black Emperor, Arcade Fire, Bon Iver e Tom Waits. Esponente di spicco dell’Avant Jazz, i suoi dischi sono perle di genere, vere e proprie testimonianze della simbiosi tra uomo e strumento.

Converge – Jane Live

Converge – Jane Live

Immaginate la potenza dell’album, il suo strato graffiante e dolente e aggiungetevi tutto quello che hanno guadagnato ora i Converge e che all’epoca non avevano: una pienezza di suono incredibile, una carica esagerata, le potenti tonalità medio-basse, il registro poliedrico nella sua drammaticità di Bannon: la sensazione di aver perso una delle più grandi performance musicali, live, della vita.

Thurston Moore – Rock’n’roll Consciousness

Thurston Moore – Rock’n’roll Consciousness

A 57 anni il nostro continua a fare musica perché ne sente il bisogno, ormai smarcatosi dalla foga dell’incidere continuativamente per alleviare un bisogno comunicativo impellente. Sceglie per questo “Rock’n’roll Consciousness” un approccio più meditativo, impiegando due anni per la gestazione e neanche una settimana per l’incisione in studio – parliamo del Church di Londra, un ex chiesa con attrezzatura volutamente retrò dove incisero Dylan, i Rolling Stones, ed i Pink Floyd.

Diamanda Galàs – All The Way / At Saint Thomas The Apostle Harlem

Diamanda Galàs – All The Way / At Saint Thomas The Apostle Harlem

All The Way ed At Saint Thomas The Apostle Harlem non sono forse da considerarsi i dischi cardine dalla discografia della Galàs, ma sanno comunque custodire segreti sonori e libertà compositive ugualmente affascinanti. Resta la potente carica espressiva e la forza interpretativa di un’artista che, anche nei toni minori della sua vita musicale, stupisce per empatia e per la capacità di scalfire, con la sua voce, nuova vita significante a qualsivoglia contesto sonoro. Diamanda Galàs traghetta così l’ascoltatore tra morte e tradizione, all’interno di un nero universo semantico che si apre alla vulnerabilità più abissale dell’animo umano trasfigurato in parole e musica.

The Vacant Lots – Endless Night

The Vacant Lots – Endless Night

E’ un buon periodo per la musica che ci piace; meglio, per la rimodulazione credibile di svariati stilemi consolidati. Dopo l’esplosione di carattere Neo-Psichedelico che ha visto (e vede) come vessilliferi Black Angels e Tame Impala, il disfacimento inesorabile del bubblegum Indie-Pop, il ritorno del Folk di ricerca (su come sembrare Nick Drake ma col sorriso) e l’imperitura Dark-Wave che sbuca da ogni angolo masticata da sempre più improvvisati Ian Curtis (pace all’anima sua) di periferia; ecco, dopo tutto questo, un disco come Endless Night può tornare utile per ristabilire gli equilibri, senza per questo prendersi dannatamente sul serio.

Thundercat – Drunk

Thundercat – Drunk

Ventitré pillole per quasi un’ora di sballante e psichedelico viaggio; è quello che farete grazie a “Drunk” Stephen Bruner aka Thundercat. Gli ultimi a cui è giunto alle orecchie ringraziano ancora Flying Lotus il quale, un paio d’anni fa, è stato il pretesto per riscoprire un certo tipo di Jazz moderno, elettronico, caldo ma digitale: e tutti sappiamo quanto abbia pescato da gente come Kamasi Washington e Thundercat appunto.

Kendrick Lamar – Damn

Kendrick Lamar – Damn

Quattordici titoli brevi ed incisivi, sui quali l’autore fa un’accurata autoanalisi, una corsa contro il tempo, un’urgenza che si traduce in opere d’arte brucianti con un reale scopo. Forti le tematiche Bibliche e Politiche, le citazioni del Vecchio Testamento quanto la lotta contro il nuovo potere Americano.

Arca – Arca

Arca – Arca

Nel nuovo “Arca” troviamo un Ghersi in fuga da uno stato di benessere apparente, pronto a dare libero sfogo alla sua vera natura riuscendo a tracciare nuovi percossi narrativi, semplici ma incisivi. Autostrade del silenzio piuttosto che il disordine organizzato delle grandi metropoli. La purezza di una tinta monocromatica anziché miscugli allocroici. In musica: mettere ordine usando il disordine.

The Black Angels – Death Song

The Black Angels – Death Song

Se di Psichedelia stiamo parlando, allora è normale che nel 2017 il punto di riferimento siano i The Black Angels. I motivi sono tanti. Prima di tutto pensate al fatto che senza Bland potevate scordarvi il Levitation Festival (prima noto come Austin Psych Fest) – e sapete quanta importanza abbia oggi il comparto live per la rinascita di una scena –, e poi perché grazie ai primi lavori della band – “Passover” e “Direction To See A Ghost” – é tornato in auge quel modo viscerale d’intendere il genere.

Cold War Kids – L.A. Divine

Cold War Kids – L.A. Divine

A undici anni dall’esordio e a tre dall’ultimo “Hold My Home”, i Cold War Kids optano per l’ode alla città di Los Angeles. Del resto, Nathan Willett (cantante della band) intervistato da Louderthanwar, manifestò già in tempi non sospetti la volontà di raccontare i cambiamenti di L.A.: «For me, having grown up all around Southern California, and having always had an image and idea of LA, and seeing it changed over the years, I wanted to try to recontextualize, and reinvent some people’s impression of it».

Father John Misty – Pure Comedy

Father John Misty – Pure Comedy

Father John Misty prova a diventare un classico contemporaneo e a farsi interprete principe del suo tempo con questo suo ambizioso terzo “Pure Comedy”. Un disco splendidamente suonato e arrangiato, dove la misura non è di casa e dove l’illimitatezza delle suggestioni e dei significati rappresenta al tempo stesso il suo pregio e il suo difetto.

Power Trip – Nightmare Logic

Power Trip – Nightmare Logic

Avete presente il discorso legato alla “non coscienza” di un evento, ed alla consapevolezza che esso esista pur senza conoscerne forma e dinamiche? Magari no. Per spiegarvelo possiamo però usare la più classica dinamica da Horror movie. E’ un discorso semplice che si ricollega al titolo del secondo lavoro su lunga distanza della band Texana: Nightmare Logic, appunto.

Actress – AZD

Actress – AZD

Il nuovo lavoro (che si pronuncia “AZID”), studiato con la collaborazione della London Contemporary Orchestra, ha lo scopo di diventare “uno strumento musicale intelligente”, un nuovo teorema di assemblaggio e trasmissione sonora. Actress ha sempre cercato di uscire dal seminato del vile cut’n’paste che contraddistingue il mondo elettronico degli ultimi anni, e la Techno fine a se stessa non ha mai interagito con le idee del producer Inglese, ma“AZD” evade definitivamente, va oltre ogni prontuario sociale.

Clark – Death Peak

Clark – Death Peak

Il producer Inglese mette sul pentagramma lo Yin e Yang e trova un fulcro sonoro tra temi e ritmi contraddittori. Ogni singola traccia è priva di linearità, non c’è fusione ne contrapposizione, tutto prende vita in un limbo sonoro tinto di diverse texture.

The Obsessed – Sacred

The Obsessed – Sacred

Far di necessità virtù. Dev’essere proprio questo il motto del buon Scott “Wino” Weinrich, che dopo l’arresto in Norvegia ed il successivo divieto d’ingresso in Europa (mentre era in tour con i Saint Vitus), non si perde d’animo e riparte da zero: ovviamente ridestando la sua seconda creatura.